Come brevetto un’idea? L’esperto risponde

La parte più difficile dopo che hai avuto un’idea? Proteggerla con un brevetto ben progettato. Ce ne parla un grande conoscitore della materia, Marco Serravalle.

La parte più difficile dopo che hai avuto un’idea? Proteggerla con un brevetto ben progettato. Ce ne parla un grande conoscitore della materia, Marco Serravalle.

Si è accesa la lampadina… è arrivata l’idea buona, quella che può cambiarti la vita: un progetto, un’invenzione, una possibile startup. Fantastico… ma come si fa a brevettarla?

Lo abbiamo chiesto a uno dei nostri Partner, esperto nella materia: Marco Serravalle di “Brevetti Marchi e Disegni” che si occupa di questa materia da più di vent’anni.

Ciao Marco: due parole sulla tua storia?

“Serravalle sas nasce nel 1997 dal mio desiderio di costruire una realtà in grado di soddisfare le esigenze delle aziende innovative tramite una consulenza qualificata e globale.

In tal senso, il maggiore punto di forza rispetto alla concorrenza è la mia esperienza nella ricerca a livello universitario (dottorato) e industriale (laboratori di ricerca Unilever in Olanda e impianti pilota Solvay in Italia), in produzione Solvay, e all’ufficio brevetti Europeo (EPO) in Olanda.

Grazie a questa esperienza complessiva, sono in grado di comprendere le invenzioni che nascono nella ricerca, trasformarle a livello produttivo e proporle in un modo che soddisfi i criteri di brevettabilità definiti dall’EPO”.

Come si svolge il primo incontro tra te e l’inventore?

“L’inventore che si rivolge a noi riceve una prima consulenza gratuita per orientarlo rispetto al percorso brevettuale.

Se l’inventore ci affida l’incarico di valutare la brevettabilità dell’invenzione, consigliamo una ricerca di anteriorità per verificare se l’idea è già stata brevettata o comunque divulgata. In caso di esito positivo procediamo con la stesura del brevetto”.

Puoi dare qualche consiglio ai nostri lettori su cosa NON fare quando si desidera brevettare un’idea?

“Certo! Queste sono le 3 cose che non deve fare assolutamente chi ha un’idea da proteggere, specie se questa idea può essere alla base di una start-up o se intende commercializzarla:

1.

Depositare una domanda di brevetto senza un’adeguata analisi di convenienza.

Infatti, il deposito di una domanda di brevetto non sempre è la scelta più conveniente. Perché lo sia, devono ricorrere alcune condizioni:

  • i costi che si sostengono per la brevettazione devono avere un ritorno negli anni. Prendiamo il caso di idee molto ingegnose che però non avranno un adeguato ritorno economico perché, per esempio, il mercato a cui si rivolgono è molto limitato. È quindi logico pensare che, anche qualora si riesca a raggiungere tutti i potenziali clienti (cosa non facile e non scontata), l’introito limitato non giustifica le spese di un brevetto.
  • l’idea può essere copiata senza che l’inventore abbia la possibilità di verificarne la contraffazione. In questo caso, è meglio non depositare il brevetto e mantenere invece segreta l’invenzione.

2.

Risparmiare sulla stesura della domanda di brevetto. Qualche giorno fa mi è capitato di leggere e apprezzare una citazione di Céline Koch: Celui qui pense qu’un professionnel coûte cher, n’a aucune idée de ce que peut lui coûter un incompétent (Colui che pensa che un professionista costi caro, non ha alcuna idea di quanto possa costargli un incompetente).

Per quanto possa sembrare ovvia questa affermazione, mi è capitato più di una volta di imbattermi in brevetti scritti dallo stesso inventore e depositati presso la camera di commercio.

L’unica occasione in cui mi sono rallegrato di questa pratica, è stato quando sono stato nominato perito di parte del presunto contraffattore in una causa di contraffazione: in questo caso, infatti, è stato abbastanza facile riuscire a dimostrare la nullità del brevetto di proprietà della controparte denunciante, per la totale inconsistenza dello stesso.

AL contrario, se il brevetto fosse stato scritto da un professionista, sarebbe stato difficile per il mio cliente evitare un verdetto negativo, essendo palese la contraffazione.

Quindi, l’inventore, per risparmiare poche migliaia di euro in fase di stesura del brevetto, ha speso cifre molto più alte per gli avvocati in una causa che poi ha perso per la decretata nullità del brevetto.

3.

Scrivere il brevetto in modo vago per impedire alla concorrenza di copiare l’idea. Questo è un approccio molto pericoloso perché in primo luogo è contrario alle regole della brevettazione.

Infatti, la Convenzione Europea dei Brevetti richiede esplicitamente (Articolo 83) che l’invenzione sia sufficientemente divulgata in modo da consentire all’uomo dell’arte di poterla riprodurre.

Quindi, se dalla divulgazione del brevetto non è possibile riprodurre l’invenzione, si rischia di vederselo rifiutare durante l’esame o, eventualmente, di farselo (facilmente) revocare in caso di opposizione.

Se durante i primi anni di attività dell’Ufficio brevetti europeo (EPO) i rifiuti e le revoche per insufficienza della divulgazione erano rari, negli ultimi 20 anni questi casi sono aumentati considerevolmente.

Non meno importante è il secondo aspetto legato alla pericolosità di scrivere un brevetto vago al fine di non vederlo copiato dalla concorrenza: è fondamentale che un brevetto venga scritto per essere usato in tribunale, se necessario.

Esiste una differenza sostanziale tra il comportamento di un piccolo concorrente (potenzialmente innocuo in quanto potrebbe venire scoraggiato dalla semplice esistenza di un brevetto), e – invece – una grossa multinazionale.

Quest’ultima, una volta appurata l’esistenza del brevetto, si rivolgerà al proprio ufficio legale per avere alcune indicazioni, quali ad esempio: il brevetto è valido?

Se sì, qual è l’ambito di validità? E com’è possibile utilizzare l’invenzione senza essere in contraffazione?

Maggiore è l’interesse economico coinvolto, maggiori saranno le risorse economiche utilizzate dalla multinazionale per demolire il brevetto o almeno ridurne lo scopo di protezione.

Solo se l’ufficio legale arriverà alla conclusione che il brevetto è forte e difficile da limitare o revocare (condizione che si può verificare solo ed esclusivamente se il brevetto è forte e scritto bene, in modo tale che non possa risultare facilmente attaccabile), la multinazionale cercherà l’accordo economico per avere in licenza lo sfruttamento dell’invenzione.

Un brevetto forte è quindi il presupposto indispensabile per riuscire a dare in licenza l’invenzione”.

Ringraziamo Marco Serravalle per i consigli, utilissimi per chiunque abbia un’idea e voglia proteggerla e realizzarla.

Quando vorrai brevettare la tua fantastica e innovativa idea, prima di tutto contatta Marco sulla sua pagina Partner, non te ne pentirai!

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