TripAdvisor: 10 regole per usarlo al meglio

Trip Advisor, croce o delizia? Se è vero che contiene spesso interventi "di parte", se usato con intelligenza difficilmente dà brutte sorprese.

TripAdvisor, croce o delizia? Se è vero che contiene spesso interventi “di parte”, se usato con intelligenza difficilmente dà brutte sorprese.

Premessa: questo articolo non è nuovo, l’ho scritto qualche anno fa, a puntate, per il bel blog TuttaFirenze. Rileggendolo mi sono reso conto che è ancora molto attuale, così ho deciso di riproporlo qui, in una vesta un po’ rinnovata.

Sempre più spesso sento dire in giro che di TripAdvisor non ci si può più fidare. Dissento vigorosamente. Anzi, trovo bellissimo fare il turista per Firenze usando questo strumento per fare scoperte che da nativo fiorentino non avrei mai fatto, guardando con occhio da viaggiatore i luoghi in cui sono cresciuto.

In questo, TripAdvisor è inarrivabile.


È verissimo, purtroppo, che più passa il tempo più l’affidabilità di questo splendido strumento è viziata da due fattori contrapposti: le finte recensioni commissionate dai locali e quelle, altrettanto finte ma negative, della concorrenza.

Ma niente paura: non è così difficile distinguere, come si suol dire, il grano dal loglio.

Come ho fatto? Semplice: è bastato far ubriacare sei o sette operatori del settore per farmi rivelare alcuni dei loro sporchi trucchi. Che naturalmente procedo a svelare a voi, adorato pubblico.

1. La relatività delle pallette

Questa è facile: se un ristorante ha quattro pallette su cinque, parrebbe una garanzia di qualità. Ma se queste pallette sono il risultato di una media di dieci recensioni, il risultato è ben poco rilevante.
 Avanti con la prossima…

2. Entriamo nel merito

Il linguaggio è fondamentale. Un esempio classico: “entriamo e subito Carlo, il cordialissimo gestore, che ha ereditato la trattoria da suo nonno,  ci accoglie…”.

Non voglio essere cattivo, ma mi fa pensare che il recensore sia, come minimo, un po’ troppo in confidenza col gestore per essere equilibrato.


“Piatti sporchi, cibo surgelato, uno schifo, non ci andate”. Non mi convince. Non spiega. Il cliente deluso spara una paginata di critiche, di solito.

Una solo riga a stroncare mi sa di “flame” della concorrenza.

3. Attenti all’enfasi!

“Il miglior pasto della mia vita!”. Addiritura?

“Il miglior ristorante etnico d’Europa!”. A Calenzano? Ma che siamo proprio sicuri? Tutto può essere, ma…

“Il petto d’anatra con mirtilli e ginepro (descrizione pari pari presa dal menu, visto che a mangiare lì il bastardo nemmeno ci è mai andato…) si scioglie in bocca come burro, più che un piatto è un’esperienza sensoriale completa”. Anche meno, per favore.


E il lieto fine, poi! “Il conto è incredibilmente modesto per la qualità sublime di quello che abbiamo mangiato: solo 60 euro a testa. Del resto, per una serata perfetta è il minimo!”


Stiamo scherzando, vero?

Insomma, se l’enfasi è eccessiva e fuori luogo, è abbastanza probabile che il recensore sia di parte. Poi, che c’entra, esistono anche gli entusiasti veri… di cui comunque, in generale, tendo a non fidarmi!

4. La piccola critica

Questo mi è stato confessato da gente che per arrotondare lo stipendio scrive finte recensioni su TripAdvisor: il trucco della piccola critica.

Per sembrare autentici, molti dei migliori articolisti inseriscono in una recensione generalmente entusiasta un piccolo appunto non rilevante. Questa è la vera firma del recensore farlocco.

Un esempio? “Servizio perfetto, una tagliata da sogno, grande carta dei vini, però ve lo devo dire, la tappezzeria andrebbe cambiata, quel rosa antico è davvero fuori moda”.

Si tratta di una critica che rende più autentica la recensione senza creare alcun danno al luogo recensito.

5. Occhio al punteggio

Per esempio, su 100 recensioni vediamo un 48 di “eccellente”, 40 “molto buono”, 6 “nella media”, 4 scarso, 2 pessimo.

Lo stacco è forte, molti hanno scritto che il posto è ottimo, pochi hanno ritenuto di confutare tale giudizio. Buon segno.

Molti “eccellente” e molti “pessimo” al contrario possono indicare che in parecchi probabilmente sono finiti lì sulla base delle eccellenti (e finte) recensioni rimanendoci talmente scottati da affollare in massa la casella “pessimo”.

6. Le recensioni “nella media”, le nostre migliori amiche

In genere amici e nemici del ristoratore daranno giudizi netti, “eccellente” o “pessimo”, in fondo sono lì per alzare (o abbassare) la media, no?

Nessun falso recensore di TripAdvisor perderà il suo tempo per scrivere una recensione “mediosa”, a meno che non si parli dell’Enoteca Pinchiorri: affibbiare un “nella media” a un luogo di fama stratosferica può essere un modo raffinato quanto crudele di stroncarli. Ma è un’eccezione.

7. Il gestore online

La reazione del proprietario del locale alle critiche che gli vengono mosse può essere illuminante.


La maggior parte non intervengono affatto, o intervengono solo se pesantemente attaccati.


Di solito, in tal caso, perdono il controllo rispondendo da permalosetti.


Diffidare. Probabilmente sono di quelli che se gli chiedi l’olio piccante ti sputano nel piatto.


I migliori, secondo me, sono quelli che rispondono per ringraziare in presenza di una recensione particolarmente gradita.

Una reazione del genere indica una grande cura e un gran rispetto verso il cliente.
.. o che l’autrice della recensione positiva è la moglie.

8. Occhio alla data

Questo punto non riguarda le fregature, ma il buon senso. 300 recensioni ottime fino al 2012, poi 40 negative  tutte concentrate nel 2013 (o viceversa) possono significare, per esempio, che il posto ha cambiato gestione.

Comunque sia, indica che è accaduto qualcosa: meglio tenerne conto, e considerare solo le recensioni recenti.

9. I primi della lista

Anche qui si parla più che altro di buon senso. Se quello che stiamo cercando su TripAdvisor non è semplicemente il posto più figo della città, ma quello con il miglior rapporto qualità/prezzo, i primi in classifica non fanno per noi.

Meglio scorrere un po’ e cercare quelli recensiti meglio nella fascia di prezzo che ci interessa.

Se poi, beati voi, i soldi non sono un problema, prenotate pure il primo della lista. Però poi non vi lamentate del conto. Né della quantità del cibo.

Del resto, non lo sapevate? I ricchi non mangiano, degustano.

10. Quelli bravi sono pochi

Alla fine un po’ tocca fidarsi: qualcuno davvero bravo c’è, in grado di costruire una finta recensione perfettamente credibile.

In questo caso, c’è poco da fare: ci fregheranno.

Ma per fortuna, statisticamente, non sono così tanti. In fondo, i bravi scrittori in Italia sono pochi, mica saranno stati assunti tutti dai ristoratori per scrivere recensioni fake su TripAdvisor, no?

Per concludere, una curiosità: lo sapete qual era secondo TripAdvisor, fino a un po’ di tempo fa, il ristorante più caro di Firenze?

Nessuno di quelli che potreste pensare, bensì un’oscura pizzeria di Via Guelfa, “La Fenice”, dove una cena sembrava costare tra i 600 e i 9000 euro.

Sì, avete letto bene.


600 euro una pizza? Cosa ci tritano dentro, corno di rinoceronte?
 Su richiesta ti cucinano una giraffa? Un dodo? Cosa, per l’amor del cielo?


Nulla di tutto ciò: si tratta evidentemente di un errore nell’inserire i dati della pizzeria… una piccola topica che cito per ricordare che, comunque, tutto ciò che è online, come tutto ciò che appartiene al mondo reale, è tutt’altro che infallibile.

E con questa sublime pillola di saggezza, vi saluto e me ne torno a scrivere recensioni su TripAdvisor.

Farlocche, naturalmente.

Fonte di riferimento:

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