Automobilisti vs. ciclisti… nel 1954

Le discussioni tra automobilisti e ciclisti non sono una novità: la polemica infuriava tra le due categorie oltre 60 anni fa!

Le discussioni tra automobilisti e ciclisti non sono una novità: la polemica infuriava tra le due categorie oltre 60 anni fa!

Una convivenza difficile

Chi ama la bici sa quanto sia difficile (e spesso pericoloso) affrontare la strada, soprattutto per colpa degli automobilisti che ritengono l’asfalto qualcosa di loro esclusiva competenza.

La soluzione migliore sarebbe che bici e auto non convivessero sullo stesso percorso: per questo in tutto il mondo le piste ciclabili sono sempre più numerose.

In attesa di avere una copertura totale, però, purtroppo la convivenza difficile tra amanti delle due e delle quattro ruote continua.

Credete che in passato, con meno auto in circolazione, la situazione fosse migliore? Sbagliato!

60 anni e niente è cambiato

Negli anni ’50 la situazione era, in realtà, ribaltata: le bici erano il mezzo di trasporto principale, ma l’automobile stava prendendo sempre più piede.

Per far capire bene quanto poco sia cambiata, da allora, l’attitudine di molti guidatori d’auto, riportiamo un divertente articolo tratto dal sito di Bike Italia che riporta un testo di Michel Haupais, risalente al 1954 e pubblicato la prima volta sulla rivista francese “Le Cycle”.

Automobilisti ostili


“Io pedalo, tu pedali, egli pedala, noi pedaliamo…e a quanto pare ci siamo sbagliati.

La strada è libera per tutti: questa è un’esigenza che va affermata senza indugi. Che si costruiscano rapidamente strade speciali ed autostrade di grande capacità per le automobili, ma che si lasci l’uso della altre ai ciclisti.

Nell’attesa (campa cavallo), l’automobilista si sta incaricando dell’eliminazione dei ciclisti dalle strade, che considera di sua proprietà.

Per farlo dispone di molti metodi:

1) Intimidazione

È necessario spaventare chi pedala, rendendo le strade impraticabili ai ciclisti;

2) Uso della forza

Più raramente, ma con una certa frequenza, l’automobilista usa ed abusa della forza del suo mezzo.

La tecnica è sempre la stessa: si lascia che uno o più ciclisti si mettano in strada, poi si aprono le porte dei garage ed inizia la corrida. Dal momento in cui si avvista un ciclista all’orizzonte, il nostro automobilista si rallegra e pensa “Un ciclista, ottimo, iniziavo ad annoiarmi…”

A che gioco giochiamo oggi? Al clacson? Il gioco consiste nell’avvicinarsi al ciclista senza far troppo rumore e poi, quando si è a soli 20 metri, strombazzare una, due, tre volte, nella speranza di vederlo saltare sul sellino come se lo stesse caricando un’intera mandria di buoi.

Sfiorata? Il gioco consiste nel passare sfiorando il ciclista, un po’ rischioso per la carrozzeria ma efficace, soprattutto in città.

A volte impiegano anche il trucco di far andare a sbattere il ciclista contro la parte posteriore dell’auto, tanto i danni sono minimi e la vincono sempre loro.

Se un ciclista urta il retro di un’automobile, si vedrà uscire l’automobilista indignato dalla sua auto, per constatare le tracce di urto lasciate sul paraurti; poi, senza neanche degnare di uno sguardo il malcapitato ciclista che si sta rialzando malconcio da terra (se ci riesce ancora), accennando all’assicurazione e al codice della strada.

Mordi e fuggi? In salita? È molto divertente cacciare le prede al rallentatore, piace moltissimo ai bambini. Consiste nel rallentare fino ad adottare la velocità di marcia del ciclista, seguendolo ad una certa distanza.

Il ciclista dà segni d’inquietudine; si dimena sul sellino, pedala più veloce che può. Fa grandi gesti con il braccio “Passa… e passa !” ma l’automobilista niente. In cima alla salita il gioco si conclude con una bella strombazzata ed il passaggio rasente al ciclista.

Caccia notturna? Di notte la caccia è altrettanto appassionante, ma per essere divertente le posizioni devono essere opposte l’una all’altra.

Si tratta di abbagliare il ciclista, magari rallentando per prolungare il divertimento.

Quel poveraccio su due ruote fa quel che può con il suo misero fanalino.

Come una falena accecata dalle lampade in giardino, il ciclista agita le braccia per segnalare la sua presenza, oscilla da destra a sinistra, indugia cercando disperatamente il bordo della strada.

Può sempre accadere, per pura casualità e nel pieno rispetto del codice, che s’investa un ciclista.

In questo, come in altri casi, quando i ciclisti finiscono per cadere, l’automobilista si limiterà a lasciare le vittime in mezzo alla strada.

Che si arrangino a rialzarsi, medicarsi e dirigersi all’ospedale più vicino.Di notte tutti i gatti sono neri e poi, lo sanno tutti che gli automobilisti hanno fretta.

Le strade sono fatte per le auto, non per marchingegni antidiluviani.”

Istruttivo, vero?

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