I nonni della bicicletta: draisina, velocipede e biciclo

Prima di arrivare alla bici che tutti conosciamo ci sono i suoi antenati: bizzarri veicoli come il biciclo, o la primissima "draisina". Vediamoli.

Prima di arrivare alla bici che tutti conosciamo ci sono i suoi antenati: bizzarri veicoli come il biciclo, o la primissima “draisina”. Vediamoli.

Ci sono oggetti che nella nostra vita diamo praticamente per scontati, per esempio la bicicletta.

Sembra impossibile che sia esistito un tempo in cui non solo non c’erano computer, televisioni, automobili, ma nemmeno le biciclette.

Eppure, questo tempo non è così lontano da noi!

Infatti, anche se Leonardo da Vinci ha lasciato un antichissimo progetto di veicolo a due ruote (probabilmente mai realizzato), e Mede de Sivrac nel 1700 aveva messo un paio di ruote a un’asse di legno, senza pedali né sterzo, battezzandolo “celerifero”, la prima volta che qualcosa di vagamente simile a una bici si affaccia all’orizzonte si parla dei primi anni del XIX secolo. Più o meno duecento anni fa.

La draisina

La prima “bici” si deve a tale Karl Drais, inventore e grande intellettuale tedesco, e per questo viene battezzata “draisina” e presentata al Salone di Parigi, in Francia, mentre gli inglesi la chiamano “hobby horse”, cavallo passatempo.

Drais avrebbe voluto dare un mezzo di trasporto democratico a tutti i suoi concittadini, mentre il risultato fu, per l’appunto, un passatempo per ricchi annoiati.

Prima di tutto era pesantissima, visto che i materiali usati erano legno e ferro. Inoltre, anche se mancavano ancora i pedali e i freni, era alquanto simile alla bici di oggi, con tanto di manubrio che permetteva alla ruota anteriore di girare.

Drais brevettò la sua invenzione, e vennero anche organizzati corsi per imparare a guidarla e gare di velocità, la prima nel 1819, esattamente duecento anni fa.

Quando si parla di velocità, ovviamente, paragonare la “legnosa” draisina a una bici moderna è del tutto fuori luogo: arrivava, infatti, a non più di 15 km/h.

Il velocipede

Il passo successivo, intorno al 1860, fu l’aggiunta dei pedali, la ruota anteriore più grande della posteriore e la sostituzione delle ruote di legno (ma ci pensate: ruote di legno! Immaginate la gioia per il nostro fondoschiena) con i copertoni.

Il nuovo mezzo fu chiamato “velocipede”, ma era destinato a vita breve.

Il biciclo

Solo pochi anni dopo la nascita del velocipede, nel 1869, Eugene Meyer inventò l’High Bicycle, grazie alla novità delle ruote con i raggi (prima non c’erano) e migliorando la stabilità del marchingegno.

Il biciclo trovò il suo massimo momento di gloria intorno al 1880, e rimane un ben singolare reperto storico.

La ruota anteriore era – letteralmente – enorme e i pedali agivano direttamente si di lei: ancora di catene di trasmissione non si parlava proprio.

Il risultato? Un mezzo veloce (non in salita, però), alquanto bizzarro, che stimolava la fantasia dei giovani più avventurosi, piuttosto pericoloso da guidare a causa dell’alto rischio di caduta, con cui comunque un “fegataccio” come l’esploratore Thomas Stevens riuscì addirittura a fare il giro del mondo!

La mancanza dei freni lo rendeva alquanto arduo da fermare, mentre l’altezza obbligava a “salire in movimento”.

Gli anni seguenti furono trascorsi a migliorare le potenzialità del biciclo: una staffa per facilitare la salita, la trasmissione a ingranaggi, la posizione del sellino.

Arriva la bici!

La prima bici, chiamata all’epoca “bicicletta di sicurezza”, sembra sia stata la “Rover Safety Bicycle”, e risale al 1885.

Le innovazioni furono rilevanti: non importava più avere una ruota gigante, grazie all’invenzione della trasmissione a catena, mentre l’avvento degli pneumatici rensero l’esperienza decisamente più comoda.

In seguito, finalmente, fu il turno dei freni: curioso che la questione di come fermarsi sia stata una delle ultime a essere affrontata dai progettisti delle due ruote!

Comunque, nel giro di pochi anni, il biciclo scomparve rapidamente: lo possiamo ancora vedere in rievocazioni storiche, o in possesso di amatori e collezionisti.

Insomma, difficilmente ci imbatteremo, in una normale giornata di traffico cittadino, in un buffo signore con baffi e cappello a cilindro che pedala fieramente su un aggeggio con la ruota più grande di lui!

I tempi sono cambiati, le bici di oggi sono leggere, affidabili e realizzate con tecnologie sempre all’avanguardia… ma è giusto rivolgere un pensiero pieno di simpatia ai pionieri del tempo che fu, che rischiavano di rompersi teste e ossa per sperimentare le nuove frontiere del trasporto su ruote!null

Ti è piaciuto? Leggi anche:

Quando vai a pedalare, ricordati di attivare SmanApp: segnalerai la tua presenza in strada agli automobilisti che fanno parte della nostra community, in modo da poter evitare distrazioni e incidenti.

SmanApp: la sicurezza a portata di click!

Se ti è piaciuto, condividilo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *