Thomas Stevens, il viaggiatore in biciclo

Il biciclo, guardando le foto d'epoca, non sembra proprio il mezzo più comodo per farci il giro del mondo... ma Thomas Stevens non la pensava così!

Il biciclo, guardando le foto d’epoca, non sembra proprio il mezzo più comodo per farci il giro del mondo… ma Thomas Stevens non la pensava così!

Un biciclo, un uomo e una pistola. Pochi ingredienti, per un’avventura memorabile.

Questa storia inizia nel 1884, quando Thomas Stevens, a 30 anni, va a fare acquisti.

Compra una borsa da manubrio, una camicia, un poncho che può trasformarsi in una tenda, una pistola e… un biciclo.

Un’invenzione recente, che lo affascina molto: un mezzo di trasporto innovativo, con una grande ruota davanti e una più piccola dietro. Si chiama biciclo, ed è l’antenato della bicicletta moderna.

Della bici ha alcuni pregi, ma un difetto sostanziale: è molto meno stabile e molto più ingombrante.

Ma Thomas non lo sa: la bicicletta non esiste ancora. Per lui quel singolare aggeggio è una scommessa da vincere.

Biciclo coast-to-coast

La mattina del 22 aprile, alle 8, parte da San Francisco, andando a est. In poco più di cento giorni arriva a Boston, sulla costa orientale americana, attraversando la Sierra Nevada, lo Utah e il Wyoming.

Una parte del viaggio, circa un terzo, lo fa a piedi, spingendo il suo biciclo su strade troppo dissestate per usarlo.

Durante l’inverno si ferma a New York, dove racconta diffusamente il suo viaggio, scrivendo articoli e tenendo conferenze, finché, finanziato dal giornale “Outing”, ad aprile s’imbarca per Liverpool e si dirige a Londra.

È l’inizio di un’impresa che, vista con lo sguardo di oggi, ha dell’incredibile: il giro del mondo in biciclo.

Verso Oriente

Francia, Germania, Impero Austroungarico, Impero Ottomano, Afghanistan.

Qui viene bloccato dalle autorità, torna indietro in modo rocambolesco fino a Costantinopoli e da lì si imbarca per l’India, dove prosegue fino a Hong Kong e Shanghai, con molte difficoltà, visto che all’epoca gli occidentali non erano affatto ben visti dalla popolazione.

Il suo giro si conclude in Giappone, da dove prende una nave che lo riporta negli Stati Uniti a dicembre del 1886.

Il giro del mondo è compiuto, dopo due anni e mezzo e un percorso netto a pedali di 13500 miglia.

Il libro che racconta quest’avventura, scritto durante il viaggio da Stevens, è un tomo di un migliaio di pagine, attualmente disponibile in lingua inglese on line.

Via, verso nuove avventure!

Tornato negli USA, Stevens non si fermò: partì per l’Africa (senza biciclo, però) per ritrovare un esploratore scomparso, H.M. Stanley, e lo trovò, scrisse un altro libro, viaggiò in Russia e in Europa… ma fu la sua impresa con quel curioso arnese a due ruote a restare nella storia.

Fu uno dei primi a girare il mondo solo per curiosità, non per arricchirsi o per conquistare terreni. Niente guerre e denaro, per Thomas Stevens, ma solo la possibilità di vedere il mondo e i suoi abitanti.

Il biciclo, quel goffo e traballante antenato della bici che oggi è stato relegato nei musei e nelle collezioni di stranezze, fu il viatico per saziare la sua voglia di esplorare.

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