Auto vs. ciclisti: l’empatia ci salverà

Auto e ciclisti, specie sui social e sui forum on line, sembrano in conflitto costante. Una situazione che non fa bene a nessuno. Una riflessione.

Auto e ciclisti, specie sui social e sui forum on line, sembrano in conflitto costante: una situazione che non fa bene a nessuno. Una riflessione.

Auto e bici: la lite infinita

Ascoltarsi è importante. Le due categorie che, sulla strada, sembrano più in conflitto, sono proprio queste due: ciclisti e automobilisti.

Sbirciando tra i vari forum e leggendo le infervorate discussioni sui principali social network, mi sono reso conto che a mancare è proprio l’empatia.

Da una parte molti automobilisti attaccano a testa bassa con l’idea di essere i padroni della strada, e arrivano fino alle rappresaglie più insensate.

Siamo tutti sulla stessa barca.

Anzi, sulla stessa strada.

C’è chi racconta di accendere il getto del tergicristallo o dare più gas in presenza di ciclisti per “punirli” anche solo di esistere.

D’altra parte quando i ciclisti si chiedono perché gli automobilisti ce l’hanno con loro, escono fuori – parlo di interventi letti in alcuni forum – risposte narcisistiche e inadeguate.

Qualche esempio? “Perché siamo più belli di loro”, “perché siamo più liberi”, “perché noi siamo il futuro e gli facciamo paura”.

Risposte che indicano solo una mancanza di dialogo totale.

Stop al “Sì, ma anche”

A costo di passare da Grilli Parlanti, dobbiamo dirlo: le polemiche via social tra automobilisti, ciclisti e runner rivelano che ognuno ritiene la propria categoria meno colpevole delle altre di comportamenti sbagliati.

Nella migliore delle ipotesi, di fronte alle critiche si risponde sempre “sì, ma anche…”

Alcuni ciclisti passano col rosso? “Sì, ma anche le auto lo fanno”

Alcuni runner corrono in gruppo in mezzo alla strada? “Anche i ciclisti stanno in gruppo”

Alcuni guidatori non rispettano gli stop? “Anche i ciclisti li ignorano!”

Evidentemente, così non si va da nessuna parte: intenti a dare le colpe agli altri, scordiamo le nostre, anch’esse parte del problema.

Non ci siamo. Da nessuna delle parti. Ascoltarsi e conoscere le reciproche esigenze potrebbe aiutare tutti a vivere meglio.

Siamo tutti, come si suol dire, sulla stessa barca. Anzi, sulla stessa strada.

Ricordandoci sempre, tra l’altro, che esistono anche degli utenti ancora più vulnerabili, i pedoni.

Cari automobilisti…

Una dura verità: qualunque sia il comportamento delle due ruote che odiate di più, crea molti meno incidenti dei vostri.

Il fatto è che, a parità di azione irresponsabile, farla in auto espone gli utenti più deboli a conseguenze molto peggiori.

Riassumendo: un mezzo metallico lanciato ad alta velocità è un’arma molto più pericolosa di qualunque bicicletta.

Inoltre, è inutile comportarsi come se i ciclisti non ci fossero solo perché occupano meno spazio: ci sono, e condividono la strada con voi.

Prendetene atto, anche perché purtroppo in Italia manca ancora una rete di piste ciclabili sufficiente a evitare a chi pedala di avere a che fare con le auto.

L’empatia ci salverà

Cari guidatori (non dirò “driver” come va di moda ultimamente: quando le parole italiane ci sono, usiamole!), sicuramente rispettare il Codice della Strada è un ottimo inizio per cambiare modo di pensare.

Ci permette di evitare comportamenti che possono portare a rischi per noi stessi e per gli altri, oltre ovviamente a sanzioni di varia gravità.

Ma non basta.

L’automobilista responsabile aggiornato ai tempi deve essere, prima di tutto, empatico.
In più di un senso.

Nessun tool tecnologico servirà mai se continuiamo a pensare che il problema non ci riguardi.

Siamo tutti responsabili… ma le auto di più

Non bisogna mai dimenticare, però, che c’è una grandissima differenza tra, da una parte, pedoni, ciclisti, runner e, dall’altra, automobilisti.

Una differenza che aumenta la responsabilità di chi viaggia in auto: la stragrande maggioranza degli incidenti con danni gravi alle persone vede ciclisti e pedoni nel ruolo di vittime.

Queste categorie sono più fragili, non protette da corazze di lamiera che li possono salvare in caso di urto.

Quello che serve, nel mondo di chi guida l’automobile, è un cambio di percezione che vada al di là del semplice rispetto delle regole, o della paura di sanzioni: c’è bisogno di cambiare il modo con cui guardiamo il mondo al di là del cruscotto.

Non è un mondo “di là”, ostile e irritante: è IL mondo, quello che frequentiamo anche noi quando scendiamo dall’auto e diventiamo pedoni, o magari ciclisti a nostra volta.

Non siamo soli sulla strada

Il giusto comportamento è quello di chi alza la testa dal volante e si guarda intorno. Che previene anche gli errori altrui, tenendone conto nel proprio stile di guida (vedi il nostro articolo sulle Defensive Driving Strategies).

Ma, soprattutto, è quello di chi si sente parte di qualcosa.

Ci è stato chiesto, talvolta, da automobilisti, come mai avrebbero dovuto scaricare SmanApp visto che serviva a proteggere soprattutto ciclisti e runner. Il retropensiero era più o meno “A noi che ce ne importa?”

La nostra risposta è semplice: perché non siamo soli sulla strada.

Perché se urtate un ciclista o un pedone, lui si può fare molto, molto più male di noi.

Perché se gli facciamo del male, quel male ci ritornerà addosso a livello psicologico, prima ancora che legale.

Perché, se vogliamo parlare di soldi, gli incidenti gravi pesano su tutti noi anche a livello economico, contribuendo inevitabilmente all’aumento delle polizze assicurative e dei costi del  Fondo di Garanzia Vittime della Strada.

Perché il sorriso che riceviamo da una persona quando la facciamo attraversare ci migliora la giornata. E questo non ha prezzo.

Perché sarebbe bello che la strada diventasse non più una giungla ma una comunità in cui tutti si rispettano, e devono essere necessariamente i “più forti” a cominciare.

Cari ciclisti…

Anche se è vero che molti automobilisti hanno comportamenti irresponsabili che costano tra l’altro molto più caro agli utenti deboli della strada come voi e i pedoni, è anche vero che esistono abitudini pericolose anche da parte vostra.

A volte molto pericolose, come la tendenza a “bruciare” le strisce pedonali in velocità. Mi è capitato, da pedone. di rischiare seriamente la vita, per un comportamento del genere.

Ne siete totalmente responsabili, e nessuna critica a chi è in auto potrà cancellare questo semplice fatto.

Potete scegliere due strade: continuare a dire “ma gli automobilisti fanno di peggio” o cominciare a evitarle.

Anche perché, nel vostro caso, ne va letteralmente della vostra sopravvivenza, oltre che della sicurezza altrui.

Ricordiamoci dei pedoni

Cerchiamo di venire incontro l’uno alle esigenze dell’altro e, nel farlo, ricordiamo che la categoria più a rischio, sulla strada, è un’altra ancora: i pedoni.

Cambiare i nostri comportamenti peggiori serve soprattutto a salvare loro.

Loro che non hanno ruote, non hanno lamiera, non hanno caschi, né tute imbottite.

SmanApp, la prima App al mondo che permette agli utenti più deboli della strada, come pedoni, ciclisti e disabili, di segnalare la propria presenza agli automobilisti, è nata proprio per questo: per mettere in contatto i vari mondi della strada.

Non solo,  SmanApp permette di comunicare a tutta la community anche la presenza sulla strada di incidenti, lavori in corso, animali abbandonati.

Una App utile per tutti, automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni, che cerca di unire tutti i viaggiatori sotto il segno del bene comune.

Da soli si perde

Non ci piace fare “prediche”, ma dopo aver letto tanti post e commenti in cui le varie categorie della strada sembrano impegnate solo a fare tifo da stadio a favore della propria “squadra”, ci viene spontaneo ricordarlo ancora una volta: da soli si perde sempre.

Fare rete, fare comunità, fa la differenza, in strada come nella vita.

Noi di SmanApp ne siamo profondamente convinti.

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