Bici e realtà aumentata: il futuro è ora?

Le nuove frontiere della bici: occhiali e caschi con visori che daranno una serie di informazioni utili, regoleranno la luce e i riflessi... e tanto altro!

Le nuove frontiere della bici: occhiali e caschi con visori che daranno una serie di informazioni utili, regoleranno la luce e i riflessi… e tanto altro!

La notizia, in due righe: la piattaforma inglese per le città sostenibili City Connect sta creando un’app di realtà aumentata per ciclisti in stile Pokemon Go.

Perché mai?

Per rendere più divertente andare in bici. Il fatto è che incentivare l’uso della due ruote è sempre più importante, specie per motivi ambientali oltre che di salute del singolo.

Ma per molti l’idea di salire su una bicicletta non è proprio il massimo. Magari cominciano, spinti dal senso di colpa per i chili in più o dal desiderio di non inquinare, ma poi si annoiano presto.

Per questo, la Digital Media Working Academy dell’Università di Bradfor, insieme a City Connect sta cercando un modo per rendere più stimolante l’idea di pedalare.

La lampadina si deve essere accesa proprio con le app ludiche di realtà aumentata, fra tutti il famigerato Pokemon Go: l’incentivo maggiore, da sempre, è il gioco.

Meglio se con la prospettiva un guadagno concreto.

La possibilità di migliorare l’esperienza in bici con elementi ludici.

Arrivato a questo punto, confesso che la mia espressione tendeva allo sbigottito.

Andare in bici è pericoloso, aggiungere la distrazione del gioco mi sembrava davvero folle.

Ma vale la pena di continuare a leggere.

Obiettivo: la sicurezza

Per fortuna, gli inventori di questa bizzarra connessione hanno deciso di mettere al centro del gioco, anziché la caccia a mostriciattoli vaganti, la sicurezza.

I giocatori vengono premiati se usano la bici responsabilmente e rispettano il Codice della Strada.

Ogni ciclista perde punti per ogni comportamento imprudente.

In più, l’app segnala i punti di interesse nei dintorni, di tipo culturale, artistico e altro ancora.

A questo punto la smorfia che mi era venuta si è un po’ attenuata… ma non del tutto.

Come funziona?

Il primo test si è concentrato sulla cosidetta “Cycle Superhigway”, gestita proprio da City Connect, che unisce le città di Bradford e Leeds.

Si tratta di una strada che permette ai ciclisti di andare da una città all’altra senza entrare in contatto in alcun modo con gli automobilisti.

L’Accademia di Bradford, in accordo con la comunità locale dello Yorkshire, sta testando una serie di nuovi possibili modi di migliorare la viabilità urbana con app e altre idee innovative.

“Stiamo creando un tipo di strap del tutto sicuro che aggancia lo smartphone al manubrio della bicicletta”, dichiarano fonti dell’accademia “la sicurezza è parte integrante dell’app, che prevede avvertimenti sonori e premi per la guida sicura come parte del gioco.

Alla fine, è come se i ciclisti usassero un navigatore mentre pedalano”.

Un navigatore a punti, però.

Comunque sia, il prototipo definitivo dovrebbe essere presentato a maggiom durante la conferenza Cycle City Active City a Bradford.

Sicurezza e divertimento, insieme.

L’ìdea è senz’altro affascinante.

Il ciclista-androide

Come sono intriganti i nuovi visori per ciclisti, che fanno somigliare i biker a dei sommozzatori.

Occhiali a realtà aumentata pensati appositamente per i ciclisti, con una fornitura di dati pressoché infinita, più o meno quelli di un ciclocomputer o di uno smart watch, con la differenza che tali dati appaiono nel visore interno, e possono essere attivati vocalmente.

Ciclisti-robot che, chiusi nella loro bolla, terranno sempre d’occhio velocità, distanza, battito cardiaco, potenza, percorsi, eventuali messaggi.

Non solo: permetteranno utili funzioni antiriflesso e potranno riprendere tutto ciò che vedono grazie a una microcamera frontale.

Molti ciclisti sostengono che il rischio di distrarsi è molto basso, visto che le scritte appaiono ai lati del campo visivo. Anzi, sarebbero più sicuri dei GPS, visto che non prevedono di guardare uno schermo. Lo schermo è direttamente sul visore (qui il link a uno dei prodotti di cui parliamo).

Il dubbio finale

“In cauda venenum”, dicevano i latini. Il veleno sta nella coda, cioè alla fine. In questo caso, in quest’ultimo paragrafo.

A costo di passare per un ottuso conservatore, per un nemico della tecnologia, delle nuove città smart e dell’ambiente (tutte cose che ovviamente non sono), per quanto queste possibilità siano senz’altro affascinanti, non riesco a esserne entusiasta.

Almeno, non del tutto.

Forse perché l’immagine di ciclisti concentrati a fare punti in un personale mondo di gioco mi deprime un po’.

Forse perché non capisco come sia possibile annoiarsi quando il mondo – bello o brutto che sia – ci circonda, e perché sia così necessario trovare alternative alla realtà. Già bastano le vie di fuga quotidiane di televisori, cellulari e computer…

Forse perché l’idea di un mondo di pedalatori con visore incorporato, un po’ come Colosso degli X-Men, mi suona decisamente sinistra.

Ma soprattutto perché, alla fine, non mi sembra credibile che tutte queste aggiunte, senz’altro meritevoli, al campo visivo siano un incentivo alla sicurezza e non una pericolosa (anzi, pericolosissima) distrazione.

La tecnologia fa passi da gigante, è vero, ma non sempre l’uomo è pronto a riceverla nel modo giusto… così, per quanto abbia una gran voglia di sperimentare queste novità, una parte della mia mente continua a dire: ma è proprio necessario?

Fonte di riferimento

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