Mamma runner: la corsa e la gestione della prole

Le mamme sono supereroi. Dove l’ho sentito dire per la prima volta? Non me lo ricordo… ma è proprio vero. Specie quando si parla di mamme runner!

La domanda principale che mi rivolgono le amiche e gli amici, quando gli dico che ho cominciato a correre, è: “Ma come fai a trovare il tempo?”.

La condizione di mamma e lavoratrice, infatti, mal si sposa con le attività “per se stessi”, come lo sport.

Quando suggerisco alle altre mamme amiche di mantenersi in buona forma fisica, dedicando qualche ora allo sport, rispondono che i figli tolgono loro tutto il tempo.

Se tuo figlio è già grande…

Una delle soluzioni migliori, quando il bambino ha l’età giusta, è condividere l’attività. Passeggiare insieme, o iscriversi in piscina, o altro.

In questo modo il tempo che passiamo con nostro figlio servire anche alla nostra salute e al nostro corpo.

Non solo, gli insegneremo ad amare lo sport, la vita all’aria aperta, l’importanza di impegnarsi in un’attività con forza di volontà e convinzione.

Più sport significa più amicizie, più benessere, più buonumore, meno tempo per farsi travolgere dalla più temuta delle nemiche, la noia.

Quella noia che porta a isolarsi, affogando il disagio nelle tante dipendenze possibili, dalle più comuni (lo smartphone) fino alle più gravi.

Sport e bambini

Ora però voglio parlare di chi, come me, ha la passione per la corsa e un figlio in un’età che non mi permette di condividere la mia attività con lui.

Il primo nemico, in questo caso, è il senso di colpa.

Quello sguardo dell’amica devota alla sua maternità h24: “Abbandoni tuo figlio per correre?”

E già lo vedi, quel figlio, con gli occhi grandi di Nemo mentre si perde nell’oceano.

Già immagini i conti dallo psicologo per l’abbandono della madre degenere:

“Non la vedevo mai, mia mamma. Andava sempre a correre. Per questo ora mi drogo. Tiè!”.

Ma no. Non è così. Non trascuro la mia creatura.

Devo semplicemente esercitare al massimo la mia capacità di Tetris.

L’incastro è tutto

La prima, importantissima verità è che per avere ognuno i suoi spazi bisogna collaborare in due.

Se il mio compagno fosse di quei padri che delegano completamente la questione della genitorialità alla donna (o i suoi orari di lavoro non glielo permettessero affatto), beh, tutto diventerebbe difficilissimo.

Senza questo punto, senza una disponibilità da parte sua, sarei costretta a cercare altri modi (nonni, per esempio)… o rinunciare.

Stabilita questa condizione di partenza, l’altro punto è strutturare la giornata in modo da collocare la mia passione in momenti a basso impatto sui ritmi di mio figlio e sull’orario di lavoro mio come del mio compagno.

In poche parole: nella bella stagione si corre all’alba, specie nel fine settimana.

La frenesia della mia vita, naturalmente, è totale. Sveglia, consegna alla scuola materna, ufficio, recupero dalla scuola materna, un’ora di gioco con loro, staffetta con il papà.

La corsa si inserisce o subito dopo la sveglia o subito dopo la staffetta.

Volere è correre

E qui entra in ballo la terza questione, quella senza la quale userei i pochi tempi morti della giornata per dormire un’ora in più. La spinta.

Il bisogno di volere uno spazio per me stessa, e di volerlo usare per correre. In qualche modo, un’ora per noi si può ritagliare. Di più magari no, ma un’ora sì.

Per averla non devi combattere solo con la vita quotidiana, ma anche con il sonno, il buio, il caldo, il freddo, il maltempo, il tepore del piumone, la comodità del divano.

Non è che sia talmente fissata da aprire la finestra in una mattina di gennaio, vedere i ghiaccioli e pensare “che bello, si va a correre”.

Ma ho scoperto che, anche quando non ho voglia di correre, se riesco a vincere le mie resistenze poi sono contenta.

C’è una pentola d’oro, alla fine dell’arcobaleno, ma per raccoglierla devi prenderti tutto il temporale.

A volte in senso non metaforico.

Una lezione da insegnare

Ma c’è un’altra ragione.

Mostrare a mio figlio che è importante avere un obiettivo, mantenere un impegno, e fargli vedere che lo faccio anche quando non ne ho voglia: penso che tornerà utile sia a lui che a me quando non avrà voglia – per esempio – di andare a scuola.

Quando il tempo è brutto non sempre ci possiamo rigirare nel letto, anche se ci piacerebbe. E questa è una lezione che non possiamo insegnare a parole, se coi fatti la neghiamo.

“Fai come ti dico e non come faccio” è un pessimo modo di dire. Non ha mai funzionato.

Un genitore felice

Infine: quando vado a correre lascio da solo mio figlio. Lo faccio per essere più felice, più realizzata. Per avere più serenità.

Sono piuttosto sicura che sia meglio avere un’ora in meno di compagnia ma una mamma contenta quando condivide il suo tempo con la famiglia.

Quel piccolo momento quotidiano di “egoismo”, come lo chiamano alcuni, penso che migliori l’atmosfera generale di quello splendido team che è ogni famiglia.

In attesa, ovviamente, di quello che sarà il momento più bello: quando per la prima volta potremo correre insieme.

Quando corri, ricordati sempre di attivare SmanApp per segnalare la tua presenza in strada agli automobilisti, diminuendo così il rischio di incidenti e pericolose distrazioni.

Correre è bello, con SmanApp è meglio!