La mia prima volta da runner: gli ostacoli della mente (cap. 3)

Una certezza: io non farò mai niente del genere. Però il cappello ce l’ho!

Iniziare a correre passa prima di tutto attraverso una sorta di rivoluzione mentale. Il cervello ti rema contro in tutti i modi: l’ho scoperto a mie spese.

L’evento principale della mia terza sessione di allenamento (corsetta di due minuti, tre minuti di camminata, il tutto per mezz’ora) è stato scoprire sulla mia pelle un piccolo inconveniente della corsa con il cane.

Il cane si distrae.

E se si distrae (per esempio vedendo passare un’affascinante e – si suppone – irresistibile cockerina), immediatamente si lancia in quella direzione.

Il che prevede il tagliarti all’improvviso la strada con tanto di guinzaglio che ti sgambetta sul più bello.

Non voglio drammatizzare, per fortuna non sono caduto… ma ci sono andato vicino.

Oltretutto, visto che il mio quadrupede è di formato portatile, mi sono spaventato tantissimo per il rischio di cadergli sopra.

Lui pesa sette chili, i novantacinque. Non avrebbe avuto scampo.

Cane o non cane?

A questo punto, è necessaria una piccola riflessione. Da una parte, correre con il mio amico mi regala un piacere molto maggiore che farlo da solo.

Dall’altra, il rischio è alto: può bastare un attimo, una mossa sbagliata.

Mi piacerebbe davvero avere un consiglio da voi runner: correte mai con il cane? C’è un modo per fargli evitare di distrarsi all’improvviso?

Forse è meglio abbandonare l’idea del running canino e rassegnarmi a fare da solo, o magari a cercare un compagno umano che, salvo eccezioni (l’improvviso passaggio di Belen, per esempio), si spera che eviti di tagliarmi la strada.

Però, ecco, il mio piccolo Jack Russel è stato fondamentale nella scelta di provare questa esperienza, ho paura di perdere convinzione.

Che devo fare?

Perché si corre?

Per rispondere alla domanda su correre o meno con il mio cane, devo prenderla un po’ più da lontano.

Devo capire perché voglio correre. Perché ho scelto di farlo.

Il motivo base, la salute, ve l’ho già raccontato nel primo capitolo, ma non può essere solo questo.

Non basta l’esigenza di migliorare la salute, come motivazione. Altrimenti basta stare un po’ meglio per non pensarci più.

Qual è la ragione profonda?

Espiare una colpa? Soffrire? No, non sono il tipo.

Isolarsi e stare all’aria aperta? Nemmeno. Amo stare all’aria aperta, ma con un libro, su una panchina. E per quanto riguarda l’isolamento, preferisco sempre la compagnia alla solitudine.

Vantarsi con gli amici? Competere con altri? Figuriamoci.

Dimagrire? Ok, questo c’è. Veder scomparire la pancia dopo anni e anni.

Le voci di dentro

Competere con me stesso, dimostrare che ce la posso fare. Questo ha già più senso. Sfidare la vocina nella mente che continua a deridermi, sicura che smetterò dopo soli tre tentativi molto blandi.

Credo di doverlo scoprire presto, questo famoso motivo, perché al momento non ho sofferto granché, ma alzando il ritmo arriverà, è inevitabile, la fatica, il pensiero “ma chi me lo fa fare?”, il miraggio del divano.

Pescato dall’inconscio quel motivo profondo, vorrò farlo ancora, e ancora, in qualunque momento della giornata.

Nonostante la fatica.

Nonostante la pigrizia.

Nonostante il guinzaglio che si mette di traverso.

Nonostante le vocine nella mente. Anzi, proprio per fargli dispetto.

Per ora, su queste meditabonde riflessioni, chiudo il mio post. Sabato ci riproverò, e cercherò di capire quale sia la scelta migliore.

Continuerò? Insisterò? Mi arrenderò? Lo scoprirai esattamente quando lo scoprirò io, la settimana prossima sul blog di SmanApp!

Quando corri, ricordati di attivare SmanApp per segnalare la tua presenza in strada agli automobilisti, diminuendo così il rischio di incidenti e pericolose distrazioni.

Correre è bello, con SmanApp è meglio!