A che età si diventa runner?

Qual è l’età giusta per cominciare a correre? Quando possiamo portare nostro figlio con noi e fargli condividere il nostro sport preferito?

Sicuramente non è una delle domande più urgenti, quando si parla di educazione filiale, ma gli amanti della corsa se lo chiedono: quando potrò portare mio figlio a correre con me?

Questo post cerca di dare qualche risposta.

Partiamo da un presupposto: quando il bambino corre, sta giocando.

I bambini corrono continuamente, grazie a quell’energia apparentemente infinita che ricevono in dono, e che negli anni diminuisce.

Mare, erba, casa, piedi nudi o scarpe, ogni occasione è buona per correre.

I bambini non si stancano per ore, salvo poi crollare di schianto.

Quando la corsa si ferma

Secondo molte teorie, il momento in cui tutto cambia è il tempo della scuola, che costringe i bambini a stare per molte ore del giorno seduti ad ascoltare le lezioni.

Il secondo passaggio, prodromo all’età adulta, è l’abitudine alla tv, ai libri, allo studio, ai videogiochi. Tutte attività che sviluppano, certo, altre parti del cervello, ma disabituano il bambino alla sua attività più innata: quella del corpo.

Un punto interessante è che spesso, in vari contesti (dal vecchio servizio militare alle palestre a scuola) la corsa diventa un’attività punitiva. Così, qualcosa che era naturale è amata diventa simbolo di “punizione” e quindi sempre più evitata dai bambini.

Forse sarebbe importante non far perdere di vista ai più piccoli la bellezza e la gioia di correre, incoraggiandoli e non usando questa attività naturalissima come punitiva.

Correre è naturale

La premessa serviva a dichiarare a gran voce una cosa solo apparentemente innovativa: correre è naturale. Qualunque essere vivente, nei limiti della sua fisiologia, corre.

Corrono le antilopi, corrono i ghepardi, corrono gli insetti, corrono le lucertole.

Corrono anche tartarughe e lumache, benché, per l’appunto, con velocità limitate dalla loro struttura.

Quindi, intuiamo, correre è un’attività da incoraggiare.

La corsa come rivincita

Detto questo, il genitore runner che decide di allenare il figlio rischia di fare errori gravissimi.

Il bambino è un bambino, correre per piacere è molto diverso da correre per raggiungere un’obiettivo o un traguardo, cosa che può portare anche disagi fisici e psicologici.

Come dicevamo prima, per il bambino correre è gioco, attività naturale. Farlo diventare un’attività competitiva può creare danni a un organismo che è ancora in via di formazione.

Ovviamente un bambino si stanca prima. La scienza ci dice che non riesce a sopportare concentraizoni troppo elevate di acido lattico, e a parità di ossigeno consumato rischia di entrare più presto in iperventilazione rispetto a un adulto.

Anche da un punto di vista muscolare, la risposta è molto diversa, e minore, di quella di un adulto.

Quando si allena un bambino, non è una buona idea pensare solo che sia un adulto con meno capacità.

È, semplicemente, una cosa diversa. Il bambino ha una minore sopportazione della fatica, e nello stesso tempo, se stimolato, rischia di non percepire il proprio limite, andando oltre la propria resistenza.

Inoltre, il confronto con i coetanei può esser frustrante, fonte di fatica, di sofferenza psichica, di autocostrizione a sforzi non adatti alla propria fisiologia.

Il peso del genitore

Far contento il padre, o la madre, può diventare un’ossessione, deluderlo un incubo. In questo senso, spetta all’adulto rassicurare il bambino, togliergli di dosso ogni sensazione di sconfitta, fargli capire che ogni momento, anche negativo, è parte di un percorso di formazione.

Il problema sorge in modo drammatico quando sul bambino vengono riversate le ambizioni fallite di un adulto che aveva un sogno mai realizzato. Un sogno che viene scaricato sulle spalle inermi della propria creatura.

In conclusione

La corsa, per i bambini, è semplicemente naturale. Non lo è, però, la competizione, la ricerca del record, il ruolo di vendicatore delle sconfitte genitoriali.

Non c’è un età precisa per cominciare a correre, ma c’è una netta, evidente responsabilità del genitore nel saper gestire una passione, nel non introiettare nella prole un obiettivo personale, nell’insegnare al bambino come gestire i propri limiti, i propri obiettivi e, soprattutto, la differenza tra i sogni e la realtà.

Fonti di riferimento

La sicurezza, per i runner di ogni età, è la cosa più importante: attiva SmanApp per segnalare la tua presenza sulla strada agli automobilisti permettendo loro di rallentare ed evitare incidenti e distrazioni!

Correre è bello, con SmanApp è meglio!