La distanza di sicurezza non è un optional

In pochi la rispettano, ma non è qualcosa di facoltativo: mantenere la distanza di sicurezza è uno dei modi più sicuri per diminuire il rischio di incidenti!

Su una cosa, almeno, in Italia, sono tutti d’accordo: mantenere la distanza di sicurezza è importantissimo!

Devono farlo tutti gli altri, però.

Lo deduciamo dal fatto, nonostante l’assoluta concordanza delle opinioni, stranamente appena ci troviamo in strada i nostri vicini cercano di sfidare la non compenetrabilità dei corpi mantenendo tra loro e la nostra auto uno spazio in cui un’anguilla faticherebbe a passare.

Eppure, in teoria, siamo tutti d’accordo. Ma allora, perché questa mania? Paura degli spazi vuoti? Sindrome dell’acqua (occupare ogni spazio libero che troviamo)? Bisogno di calore umano?

Quale che sia la ragione, resta il fatto che le norme sulla distanza di sicurezza sono contemporaneamente le più accettate e le meno rispettate in strada.

Vediamo però, a scanso di equivoci e a mo’ di ripasso, di cosa parliamo quando parliamo di distanza di sicurezza.

Definizione di distanza di sicurezza

La distanza di sicurezza è la distanza che ogni veicolo deve mantenere da quello che lo precede per potersi arrestare, quando necessario, senza tamponarlo”.

Vanno valutati vari fattori, in questo caso: tipo ed efficienza dell’aut, stato dei freni, velocità, visibilità, meteo, traffico, pendenza, condizioni della strada, peso di eventuali carichi e riflessi del guidatore.

L’ultimo fattore, credo, è quello che rende tutto così maledettamente ambiguo: quasi tutti gli italiani, specie se maschi, ritengono di essere dei fantastici guidatori, purtroppo però circondati da incapaci.

Questo spiega molte cose.

Metodi (più o meno) scientifici

Il calcolo teorico della distanza minima di sicurezza è stato codificato sulla base di un concetto: tra quando il guidatore si accorge di uno stop improvviso del veicolo di fronte e il momento in cui effettivamente frena, passa un secondo, anche considerando che l’auto di fronte ha uno spazio di arresto (tra il momento della pressione del pedale del freno e l’effettiva frenata) uguale.

Vanno poi considerati altri fattori: per esempio che a ogni raddoppio di velocità lo spazio che impiego per la frenata non si limita a raddoppiare, ma cresce in maniera esponenziale.

In generale, comunque, si ritiene per convenzione che se andiamo a 50 km/h dovremmo tenere una distanza di almeno 25 metri dall’auto di fronte, se la nostra velocità è di 90 km/h la distanza è di circa 80 metri, se sfreccio a 130 la distanza è di circa 170 metri, e così via.

Incognite

Questi valori sono da ritenersi validi in condizioni ottimali. Quindi, con freni e pneumatici in regola, veicolo poco carico, guidatore del tutto presente a se stesso, meteo ottimale e strada ben tenuta.

In tutti gli altri casi, la distanza dovrebbe aumentare almeno della metà.

Abbiamo trovato online una formula matematica indicativa della distanza da tenere: velocità in chilometri l’ora diviso 10 al quadrato.

Nel caso dei 50 km/h, per esempio, il calcolo è presto fatto: 50 diviso 10 fa 5, che al quadrato fa 25.

Se andiamo a 100, invece, 100 diviso 10 fa 10, che al quadrato… fa 100, che è, anche in questo caso, la giusta distanza.

Purtroppo, però, questo è solo un parametro generico, che non tiene conto di tutte le altre variabili di cui abbiamo parlato (strada, veicolo, meteo, conducente).

Altre fonti, per dire, propongono altri calcoli.

Per esempio, l’equivalenza tra distanza minima e spazio d’arresto, che si calcola togliendo l’ultima cifra alla velocità e moltiplicando per tre.

Secondo questo calcolo, i dati cambiano e nemmeno di poco: il nostro ipotetico guidatore a 100 all’ora dovrà tenere una distanza di 30 metri, non più di 100 (100 senza l’ultima cifra è 10, per tre 30).

Variabili… e leggende

Riteniamo che questa “vaghezza” sia uno dei motivi per cui è praticamente impossibile multare chi non rispetta la distanza e, di conseguenza, si tenda a ignorarla.

In questo caso, però, il maggiore incentivo al rispetto della norma non dovrebbe essere la multa, bensì la propria personale sicurezza e incolumità!

Ricordiamoci di aumentarla, anche se non è possibile quantificarla in modo ceto, in caso di pioggia, neve, ghiaccio, se siamo in coda e se il veicolo di fronte presenta comportamenti anomali o carichi sporgenti.

Cogliamo anche l’occasione per smentire un paio autentiche bufale sul tema “distanza”: non è vero che si può accorciare la distanza in galleria (perché mai dovremmo?), in autostrada o se stiamo seguendo un camion.

Un metodo semplice

Già sentiamo l’obiezione della maggior parte dei guidatori: ma come faccio, mentre sto guidando, a calcolare in modo preciso la mia distanza dall’auto davanti?

Al di là delle possibilità che ci offre la tecnologia più moderna, citiamo un modo sempre efficace: guardando l’auto che abbiamo di fronte contare i secondi, fermando il conteggio quando siamo arrivati nel punto in cui si trovava l’altra auto quando abbiamo iniziato a contare.

La giusta distanza è due secondi, ma è meglio aumentarla a 3 o anche 4 in caso di auto carica, bambini a bordo, incertezza sui propri riflessi o sulle condizioni dell’auto.

Il grande vantaggio di questo metodo è la sua essenzialità, e il fatto di tenere maggiormente in conto, rispetto alle formule matematiche sopra citate, delle tante variabili possibili.

Fonti di riferimento/Per approfondire

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