Elogio delle strade bianche

Immergersi in un paesaggio incontaminato, in cui i segni del progresso sono impercettibili. Riscoprire il contatto con la terra. Cosa amiamo delle strade sterrate.

Il ciclismo, fino agli anni Sessanta, era una faccenda di polvere e fango.

La maggior parte dei fondi stradali non era asfaltato, era di terra battuta.

Quando pioveva, le pendenze diventavano fiumi di fango.

C’erano percorsi temibili, famigerati, come il Macerone, nella zona del Sannio, o le Cinquemiglia, in Val di Sangro, per non parlare del passo Rolle, sulle Dolomiti, da cui passava il Giro d’Italia negli anni 30.

Percorsi da far tremare i polsi, passi di montagna di strada sterrata, bianca, di sudore, lacrime, polvere e fango. Questo è il senso “eroico” della strada bianca, una memoria mai dimenticata del ciclismo pionieristico.

Ma la strada bianca non è solo sofferenza, è anche bellezza. La bellezza di una natura in cui la presenza dell’uomo è meno invasiva, senza il grigiore dell’asfalto, con la terra nuda, viva, che batte il suo ritmo sotto le tue ruote, o i tuoi piedi.

Un’idea Eroica

Nel 1997 alcuni appassionati di Gaiole in Chianti si sono inventati l’Eroica, la manifestazione ciclostorica ormai più famosa al mondo, proprio per ritrovare quel fascino pioneristico, epico, e per assaporare la memoria di un’Italia in buona parte dimenticata.

L’Eroica si snoda a Ottobre su 209 chilometri di strade poco battute dalle auto, tra alcuni dei più bei scorci d’Europa, toccando Chianti, Val d’Orcia, Arbia, Crete Senesi.

Un percorso tutelato dalle amministrazioni locali e destinato a non vedere mai l’asfalto. Almeno, ce lo auguriamo.

Ovviamente non basta limitarsi a “non distruggere”: è necessaria la manutenzione.

Dal fondo della strada ai manufatti (muretti, ponticelli), ci vuole la dedizione di tante persone, devote alla causa del mantenimento paesaggistico di aree preziose.

L’esempio dell’Eroica è di stimolo per chiunque abbia a cuore il paesaggio italiano nella sua più profonda essenza.

Altre manifestazioni via via nascono, per valorizzare la gloria delle strade bianche e regalare a chi ne ha voglia un mondo fuori dal tempo, tra campagne e colline.

La poesia del fango

Certo, non è tutto rose e fiori, anzi: la bellezza del paesaggio, quando ti avvicini, nasconde schizzi di fango, pioggia e terriccio.

La strada bianca può diventare palude, un dorato paesaggio delle Crete trasformarsi in una palude dove potresti quasi pescare anguille.

Ma anche questo fa parte della magia, dell’epica, dell’eroismo dei luoghi che non conoscono l’asfalto, e dei folli che ancora li affrontano armati di ruote o, a volte, dei soli piedi, per dimenticare le malinconie del progresso, degli scarichi delle auto, delle metropoli congestionate.

In cerca di un contatto con se stessi, con la terra, con la nostra storia recente.

O, più semplicemente, in cerca di bellezza.

Fonti di riferimento

NOTA: Per chi avesse voglia di approfondire, alle strade bianche è stato dedicato un intero, bel libro, “La leggenda delle strade bianche”, di Marco Pastonesi, Ediciclo editore)

In bici o a piedi, sulle strade bianche o sull’asfalto, è sempre il momento per attivare SmanApp, per segnalare la tua presenza in strada agli altri utenti e diminuire il rischio di incidenti e imprevisti


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