La mia prima volta da runner – Diario di bordo – Cap. 1

Alla fine mi sono convinto. L’ho fatto: sono uscito in tuta e scarpette e ho cominciato a correre. Non correvo dal 1985, credo. Nemmeno per prendere l’autobus…

Il momento è arrivato, alla fine.

Se me l’avessero detto anche solo due anni fa, non ci avrei mai creduto: io, correre?

Ma nemmeno per idea!

Io sono di quelli che non corrono, per nessun motivo. Mai.

Se per prendere l’autobus devo fare una corsetta, beh, aspetto quello dopo.

Ho sempre detto in giro: “se mi vedete correre, mettetevi a correre anche voi, ci deve essere una ragione molto grave!”.

Rigorosa e convinta patata da divano, ho sempre dedicato la maggior parte delle mie energie a leggere, scrivere, guardare film, insomma… nutrire la mente senza pensare granché al corpo.

Poi, inevitabilmente, è successo.

I chili sono aumentati, la vita sedentaria ufficio-casa ha cominciato a presentare il conto, qualche analisi del sangue con livelli un po’ sballati ha messo in allerta il mio medico ed è arrivata la frase chiave: devi fare sport.

All’inizio l’ho vissuto come un affronto. Dire una cosa del genere a me, l’antisportivo per eccellenza, colui che ha sempre seguito il principi di Winston Churchill per una vita piacevole (“No sport!”).

Poi il dottore mi ha rivelato che dietro quasi tutti i miei malesseri per quanto passeggeri degli ultimi mesi c’era il fattore peso e, ancor di più, il fattore “sedentarietà”.

Non solo: mi ha detto che se non avessi perso una decina di chili si sarebbe visto costretto a darmi le pasticche per la pressione. A vita.

Così, ho capitolato, rassegnandomi a vagliare le opzioni.

Palestre, agonismo e biciclette

Ho provato con la palestra, prendendomi in pochi mesi un fungo ai piedi, una serie di malanni da eccessivo contatto con esseri umani in un ambiente chiuso (tra cui la varicella!) e un’ostilità totale verso la musica da palestra, orribile, i discorsi negli spogliatoi maschili, repellenti, e quell’odore tipico che… bleah.

Ho valutato qualche sport di squadra, rendendomi presto conto di non possedere il benché minimo spirito agonistico.

Sconfiggere gli altri non mi interessa, preferisco sfidare me stesso, magari collaborando con il mio prossimo.

Restavano solo la bici e la camminata, prima di cedere alla corsa.

La bici l’ho esclusa facendo una riflessione: non avevo voglia di comprarne una.

Le ultime tre bici comprate in famiglia (da mia moglie, da me e da mio suocero) sono durate in medie tre giorni prima di essere trafugate, una volta anche all’interno di un garage privato.

Non è un periodo in cui fare spese pazze, specie per far sì che un ladruncolo felice abbia una bella bici nuova!

Così, ho cominciato a camminare. Ho un cagnolino, quindi è stato abbastanza semplice. Comunque sia, se hai un cane uscire è passeggiare è necessario.

Ogni giorno qualche passeggiatina, più, due-tre volte la settimana, qualche chilometro a piedi, via via sempre di più.

Mi sembrava già moltissimo, e dovevo ammettere di sentirmi meglio, dopo ogni passeggiata.

Potevo, tutto sommato dirmi soddisfatto. E invece no, la testa fa strane cose….

Sognare di correre

È a questo punto che nella mia mente è scattato qualcosa. Non so spiegarlo se non così: la corsa ha cominciato a perseguitarmi.

Mentre camminavo, immaginavo di correre, prima piano, poi più veloce.

Di notte, sognavo di avere le ali ai piedi. Di sfrecciare veloce come un ghepardo.

Ho cominciato a leggere articoli sul running, con sempre maggiore interesse.

A pensare con nostalgia alle corse fatte da bambino, le ultime della mia vita.

Ma una parte della mente si opponeva.

Come dicevo, ho sempre pensato di non essere fatto per correre, e un tizio molto polemico, nella mia testa, continuava a rifiutarsi: “no, dai, sei patetico, un tizio sovrappeso di mezz’età che corre non è un bello spettacolo!”

Ma anche: “sei un luogo comune ambulante. Dopo i quarant’anni si mettono tutti a correre, tutti! Al primo colesterolo alto, zac! Tuta e scarpette! Che banalità!”

Il tutto fino a domenica scorsa, quando camminavo con un gruppo di amici, e avevo il cane al guinzaglio. Lui mi ha guardato, con aria felice, e tirava.

Sembrava dirmi “Dai, corriamo insieme, è bellissimo!

Ho pensato solo: “Perché no?” e… ho cominciato a correre con lui.

La prima corsa dalle elementari

Ho sentito il vento tra i capelli (per fortuna li ho ancora!), e improvvisamente io e il mio cane eravamo qualcosa di primordiale, di antico… due animali felici, impegnati in un’attività che ci faceva sorridere.

Quando mi hanno visto correre, mia moglie e i miei amici mi hanno filmato e ha mandato il video a tutti i conoscenti, scrivendo che stava succedendo qualcosa di impossibile.

La mia consorte non riusciva a smettere di ridere, ma mi ha detto che mentre correvamo, io e il cane, eravamo proprio bellini. Sembrava intenerita.

Già lo so, come va a finire.

Sicuramente la mia performance verrà pubblicata su tutti i social.

Un me stesso goffo e incerto, intento a fare qualcosa che non ha mai fatto dai tempi delle scuole elementari: correre anche se non costretto, o inseguito.

Non ho visto il video, ma immagino di somigliare a un ippopotamo con occhiali da sole e tuta nera, che zampetta con un Jack Russell entusiasta al suo fianco.

Un ippopotamo felice, però.

La prossima volta

Alla fine ho corso, in tutto, circa venti minuti divisi in blocchi di cinque, alternando la camminata, in pieno stile Run-Walk-Run.

Un’inezia, per chi corre. Un’infinità, dal mio punto di vista.

Probabilmente avevo le scarpe sbagliate, l’abbigliamento sbagliato, la postura sbagliata. Dovrò studiare un po’.

Non ho calcolato la distanza percorsa, userò SmanApp per farlo, la prossima volta.

Perché, sì, sto già pensando alla prossima volta, anche se da domenica ho avuto dolori in parti del corpo di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza.

Muscoli a me ignoti hanno protestato vigorosamente: “Ehi! Era da quarantasette anni che ci lasciavi in pace, che cos’è questa novità?”.

Ma non riesco a dimenticarmi del sorriso che ho sentito sgorgare dentro quando ho cominciato davvero a correre.

Mi sa che il mio corpo se ne dovrà fare una ragione, e cercare di collaborare.

Volete sapere come va a finire? Ogni settimana aggiornerò questa sorta di diario di bordo on-line raccontandovi i miei progressi (o regressi).

Ce la farò a continuare a correre o smetterò ingloriosamente il terzo giorno? Lo scoprirò… e voi lo scoprirete con me!

Che sia la prima o la millesima volta che corri, ricorda sempre di attivare SmanApp per segnalare la tua presenza in strada agli automobilisti, diminuendo il rischio di incidenti e distrazioni.

SmanApp: la sicurezza è a portata di click!

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