Ciclisti in gruppo: come ci si deve comportare

Il Codice della Strada è chiarissimo su come devono regolarsi i gruppi di ciclisti… o no? Qualche dubbio ci è venuto, e siamo andati a controllare.

Ma insomma, una volta per tutte, dove devono stare i gruppi di ciclisti?

Se lo chiediamo a più o meno qualunque automobilista, la risposta sarà sempre e comunque “in fila indiana”.

Se invece ci rivolgiamo ai ciclisti, inizieranno subito i distinguo.

Dovrebbe aiutarci il Codice della Strada, almeno in teoria… ma, come vedremo, la legge lascia in qualche modo spazio a interpretazioni diverse, il che complica ulteriormente una materia che sta creando travasi di bile a entrambe le categorie di utenti della strada, che di tutto hanno bisogno tranne che di un’altra ragione per litigare.

In un mondo ideale dovrebbe bastare un minimo di empatia, ma ormai è chiaro che ciclisti e automobilisti non tendono alla comprensione reciproca.

Un vero peccato, visto che molte giuste istanze (specie della categoria più debole, i ciclisti) vengono troppo spesso vanificate da arroganza e maleducazione.

Cosa dice il Codice

Dunque, andiamo al punto: ecco cosa dice l’articolo 182 comma 1 del Codice della Strada (decreto legislativo 30 aprile 1992 n.285), intitolato “circolazione dei velocipedi”: “i ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro”.

Insomma, in generale si procede in fila indiana, salvo specifiche eccezioni.

Ovviamente questa è la legge italiana: per esempio, in Spagna, Irlanda e UK pedalare a coppie è ammesso, e gli automobilisti devono rimanere ad almeno un metro di distanza dai ciclisti in fase di sorpasso.

Tornando alla normativa italiana, il problema si pone, come sempre, quando si passa dalla teoria alla pratica.

La fila perfetta

Definire una fila perfetta non è semplice. Ogni ciclista ha diverse andature, e lo stato della strada obbliga spesso a spostarsi. Questo rende inevitabilmente irregolari le file indiane.

In più, gli automobilisti tendono a non tenere conto di un fattore importante: una lunga fila, per esempio di una ventina di bici, spinge le auto a sorpassi pericolosi, di solito passando molto vicino ai velocipedi.

La maniera corretta di sorpassare dovrebbe dare un ampio margine di spazio tra auto e bici, per evitare lo spostamento d’aria, che è il pericolo maggiore per i ciclisti quando subiscono un sorpasso.

Una fila di molte bici, quindi, andrebbe affrontata come se stessimo superando un autoarticolato, valutandone con cura la lunghezza.

Una formulazione confusa

Abbiamo trovato davvero utile un articolo tratto dal blog “Benzina Zero” (il link in fondo all’articolo).

Ne riportiamo qui le obiezioni al testo di legge.

Prima di tutto, dire che è necessaria la fila indiana “in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano” non significa granché. Andrebbe sicuramente definito meglio.

Ma non finisce qui: dire che “I ciclisti devono procedere su unica fila e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due” è decisamente contraddittorio. Sarebbe meglio inserire un “preferibilmente” dopo la parola “procedere”.

Ma c’è di più: la valutazione per cui la fila indiana è preferita prevede che sia più facile tamponare dei ciclisti in gruppo o in coppia, piuttosto che in fila sul lato della strada.

La verità è diversa: tutte le statistiche rivelano che la maggior parte degli incidenti riguarda ciclisti solitari, che quindi inevitabilmente pedalano sul lato della strada. Questa posizione, insomma, rischierebbe di renderli meno visibili.

A dare voce a questo dubbio è proprio il Codice quando recita “Quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro”.

Insomma, se uno dei due ciclisti è un bambino, devono andare in coppia con il minore sulla destra per garantirne la sicurezza.

Una norma del genere sembra quindi suggerire (come del resto è ritenuto normale in altri Paesi) che andare in coppia sia più sicuro e garantisca ai ciclisti una maggiore visibilità.

In conclusione, la “vox populi” per cui i ciclisti devono sempre procedere in fila indiana e mai in coppia è almeno parzialmente errata e, nel merito, piuttosto rivedibile.

Il problema è che ormai sembra entrata nella percezione collettiva, probabilmente grazie all’abitudine di estrapolare dal contesto la prima frase dell’articolo, “i ciclisti devono procedere su unica fila”, e citarla da sola.

Ne emerge un quadro normativo un po’ ambiguo che ha portato gli automobilisti a mantenere comportamenti pericolosi come il sorpasso “a raso” di intere file di bici, sentendosi oltretutto dalla parte della ragione.

Sarebbe meglio, forse, recepire la normativa spagnola e britannica, concedendo ai ciclisti la possibilità di procedere a coppie (non in gruppo!) e imponendo alle auto una distanza di sicurezza dalle due ruote in fase di sorpasso.

Fonti di riferimento

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