Quando correre è vietato

Sembra incredibile, ma anche un’attività innocua, salutare e sociale come la corsa ha scatenato reazioni di improbabile censura. Vediamo dove e come.

Il tentativo, di solito discutibile, di regolamentare tutto ha spesso esiti ridicoli e grotteschi: i casi di cui parliamo oggi (saltando qua e là in giro per il mondo) ne sono un buon esempio.

Jogging vietato in Burundi

Questa storia viene da lontano, da un paese africano che viene citato dalle cronache quasi solamente per l’altissimo livello di povertà, guerre intestine, corruzione.

Con tutto ciò che i governanti avrebbero da fare, in un paese simile, per migliorare la vita dei propri cittadini, nel 2014 il presidente del Burundi ha deciso di… vietare lo jogging di gruppo.

Si può correre, sì, ma da soli.

Motivo? Il rischio che questi incontri siano la copertura per piani sovversivi.

Tutto ciò in un qualunque paese del mondo sarebbe solo demenziale, ma in Burundi diventa davvero tragico.

Infatti, a seguito della guerra civile che fino al 2008 ha provocato varie centinaia di migliaia di uomini delle opposte fazioni (Hutu e Tutsi, come in Ruanda), in questa nazione jogging e running sono stati autentici veicoli di riconciliazione nazionale.

Finita la guerra, la gente ha cominciato a creare gruppi per andare a correre insieme per ricominciare a vivere una vita normale, oltre che per ridurre i rischi della corsa “in solitaria” in un paese ancora insicuro a causa dei residui del conflitto.

Questi gruppi, all’inizio divisi per etnie, hanno cominciato a fondersi, dando uno stimolo decisivo al miglioramento del clima sociale e rendendo il running un vero collante nazionale.

Per questo, vietare la corsa è molto più di un goffo tentativo di controllo: è un attacco alla voglia di normalità di un intero popolo.

Ma, vien da dire, il Burundi è così lontano e diverso da noi… ad altre latitudini non succederebbe mai!

Siamo sicuri?

Squalificati per… musica

In questo caso, la pietra dello scandalo non è il correre in sé. Del resto, siamo negli USA, terra in cui fare jogging è diventato un autentico status symbol.

Così, la creatività dei censori si è sfogata su chi partecipa alle maratone con le cuffie per ascoltare musica, ritenuta una sorta di “droga eccitante” per l’atleta.

La prima squalifica per “doping musicale” è avvenuta nel Wisconsin, a Milwuakee, nota soprattutto per la saga di Fonzie in “Happy Days”.

La povera Jennifer Goebel è stata squalificata dopo essere stata dichiarata vincitrice della Lakefront Marathon in quanto la sua prestazione sarebbe stata alterata dall’uso dell’iPod e della musica in cuffia.

Del resto, si sa, il rock è la musica del demonio, altro che anabolizzanti…

Purtroppo, questa nuova assurdità americana non è limitata allo stato del Wisconsin: se a Milwuakee spetta il discutibile primato della prima squalifica, già dal 2007 tutte le maratone americane in teoria sarebbero “iPod Free”.

Motivo? “esiste una relazione tra il suono ascoltato e le prestazioni e che la musica stessa riduce la percezione dello sforzo, aiutando il rilassamento e riducendo il consumo di calorie”. Diabolico, vero?

Parola della Federazione Americana di Atletica, non della Santa Inquisizione!

Roba grossa. Che la musica sia in grado da sempre di rendere più piacevoli gli sforzi e che aiuti a rilassarsi ce n’eravamo più o meno già accorti tutti, ma evidentemente per costoro l’informazione è stata un autentico shock… e subito, scandalizzati, l’hanno vietata.

In genere questa misura era stata più o meno ignorata, forse perché nessun portatore di cuffiette si era qualificato tra i premiati, ma già durante una maratona a Duluth (ironia della sorte, città il cui nome è legato indissolubilmente a un grande musicista, Bob Dylan) lo zelante organizzatore aveva fatto sequestrare l’iPod a tutti i partecipanti.

Una consolazione, in questo nuovo mondo degno di Orwell, per fortuna c’è.

Il direttore dell’Institute for Music and Brain Science di Harvard, Mark Tramo, ha dichiarato di aver scoperto la connessione tra risultati sportivi e musica al liceo, dopo aver vinto una gara di 100 metri piani “cantandosi” in testa “Brown Sugar” dei Rolling Stones.

Questo ci conforta: la nostra mente sa cantare e suonare anche senza supporti elettronici.

Lo faccio sempre anch’io: canto in silenzio, nella mia mente. Anzi, se voglio ho un’intera orchestra che suona!

La trovo la risposta perfetta ai censori di questo mondo: toglieteci pure l’iPod, dentro di noi canteremo lo stesso. Non ci fermerete mai!

Divieti italiani

Dopo il Burundi e gli Stati Uniti mi immagino le vostre obiezioni: vabbé, l’Africa è lontana, gli americani sono strani… in Italia non succederebbe mai!

Niente da fare, tocca togliervi anche questa illusione.

Del resto, l’Italia è pur sempre il paese in cui è stato vietato il ballo nei locali di tantissime città, per “motivi di ordine pubblico”.

Ma questa, per dirla “alla Lucarelli”, è un’altra (triste) storia.

La notizie – ben due – risalgono al 2013 e al 2016 e coinvolgono due luoghi ai lati opposti d’Italia: Trapani e Bergamo.

Nella città siciliana due runner sono stati scoperti in flagranza di reato (si fa per dire) da una pattuglia dei vigili urbani, che li hanno multati per corsa non autorizzata.

Pare che ci voglia un permesso rilasciato dall’amministrazione del Comune per correre al di fuori delle aree consentite.

Peccato che, nel caso di Trapani, purtroppo, tali aree siano del tutto inagibili a causa del degrado del fondo stradale e della presenza di cani randagi. Così, almeno, dichiarano i residenti.

Dalla provincia di Bergamo, invece, precisamente dalla cittadina di Gorle, viene la notizia del divieto di “occupare la carreggiata per attività sportive e allenamento”.

In questo caso va specificato che il Codice della Strada, in effetti, così recita: “i pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione”.

Se gli zelanti amministratori di Gorle hanno, in effetti, qualcosa a cui attaccarsi, è anche vero che i runner locali lamentano il rischio di correre sul marciapiede a causa dei passi carrabili, da cui escono le auto in retromarcia, e delle pericolose radici degli alberi.

Sostengono anche che correre nel parco la mattina presto o la sera tardi sia rischioso a causa della scarsa illuminazione.

Al netto dei comportamenti imprudenti dei runner, che è giusto sanzionare, rispondere con una sorta di “divieto di correre” non è la soluzione giusta: nessun runner “sceglie” di correre in strada tra le auto se può evitarlo.

Anziché inventare divieti senza senso, meglio pensare a riparare i marciapiedi sconnessi, illuminare i parchi pubblici, creare piste ciclabili… altrimenti, la sensazione è che oltre al danno, per chi ama tenersi in forma, siano in agguato pure le beffe.

Fonti di riferimento

Quando corri in strada, ricordati di attivare SmanApp, per segnalare la tua presenza agli automobilisti ed evitare distrazioni o incidenti.

SmanApp: la sicurezza a portata di click!

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