Non è un paese per ciclisti?

Le statistiche 2018 sulle vittime della strada indicano un deciso aumento dei rischi per gli amanti delle due ruote. Come invertire la tendenza?

Mi piacerebbe fare sempre post allegri e divertenti. 

Vorrei tanto poter annunciare che nessuno si fa più male in strada, che gli incidenti sono finiti, che le vie sono finalmente sicure al 100%.

Davvero, mi piacerebbe tanto.

O almeno, sarei felice di poter annunciare che le vittime della strada in Italia sono dimezzate, diminuite, quasi inesistenti.

Mi basterebbe qualche punto percentuale in meno.

Ma purtroppo, per i ciclisti non è così.

L’Italia, da sempre tra i fanalini di coda in Europa tra i paesi bike-friendly, nel 2018 non solo non fa passi avanti ma ne fa uno indietro, e molto pesante.

Rispetto al 2017, l’anno scorso gli incidenti mortali tra i ciclisti sono aumentati del 9,6%.

Quasi il 10%: una cifra enorme.

Secondo fonti Aci e Istat, ogni 32 ore un ciclista muore su una strada italiana.

Certo, questa cifra ha anche a che fare con il crescente uso della due ruote da parte dei nostri connazionali, ma purtroppo anche con altri, gravi problemi.

In particolare, il poco rispetto del codice della strada dei ciclisti nostrani, unito alla simmetrica e sistematica imprudenza degli automobilisti, è un fattore altissimo di rischio, a cui si unisce la cronica mancanza di piste ciclabili adeguate.

Uno dei fattori più classici di incidente sono i sorpassi a distanza ravvicinata, ma anche agli incroci le cose non vanno affatto bene. 

Purtroppo, in Italia nel 2018 chi inforca la bici ha un tasso di rischio di incidente mortale del 2,18. Il più alto in assoluto sulla strada, se si pensa che i pullman hanno uno 0,48%, le auto lo 0,78%, i motorini l’1, 06%.

Gli unici ad avvicinarsi a un tasso di rischio simile, per quanto a una certa distanza, sono i motociclisti (1,96%).

Dispiace rendersi conto di questo quando si considera le motivazioni dei ciclisti urbani, che prendono la due ruote essenzialmente per prendersela più calma, fare del bene all’ambiente e alla propria salute. 

Insomma, non certo per correre rischi o ambire a una “vita spericolata”.

Numeri del genere sono ben più di un campanello d’allarme per i nostri governanti (le ciclabili dovrebbero essere ovunque!), ma non solo.

Devono stimolare un po’ tutti, in strada, a una maggior prudenza, al rispetto del Codice e alla presa di coscienza dell’esistenza dell’altro.

Siamo tutti sulla stessa strada, ed è l’ora di cominciare a cambiare sul serio.

Fonte di riferimento: tg24.sky.it

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