Brexit e voli aerei: gli scenari del "no deal"

A partire dal 29 marzo le nostre abitudini di viaggiatori low-cost potrebbero cambiare: ecco le conseguenze di un eventuale “no deal” tra UE e Regno Unito.



Il rischio di un “non accordo” tra UE e Regno Unito sulla famigerata Brexit è la notizia del momento.

Se non si arriverà a un testo condiviso, il 29 marzo l’Europa e l’Inghilterra si troveranno in una situazione mai verificatasi prima: una divisione netta, senza che siano stati rinegoziati in alcun modo i trattati che regolano i rapporti tra Stati.

Effetto Brexit

Cosa possa portare in concreto alla vita dei cittadini inglesi ed europei al momento è un punto assai difficile da definire, ma una cosa è sicura: per i viaggiatori potrebbe aprirsi una fase piuttosto caotica e incerta.

La principale compagnia aerea inglese low cost ha già subito un grave crollo economico proprio per questa incertezza, ma l’effetto Brexit potrebbe coinvolgere i voli aerei in generale.

Per esempio, Ryanair, che si è esplicitamente schierata contro la Brexit, prevede una crisi di introiti fin dal 2017.

No deal? Nessun accordo

A preoccupare non è solo il possibile crollo della sterlina e il rischio di seguire l’esempio del calo in borsa di EasyJet.

Tra i rischi, ci sono aumento dei costi dei biglietti, calo degli investimenti negli aeroporti inglesi, voli cancellati.

Certo, c’è chi tra le compagnie britanniche già sta pensando di spostare le proprie sedi commerciali in Europa, soprattutto in Irlanda, per ricevere la licenza comunitaria.

Anche un colosso come British Airways sarà costretto a rivedere le strategie al momento in cui la Gran Bretagna non farà più parte dello spazio unico europeo, che regola i diritti e i doveri delle compagnie aeree.

Worst Case Scenario

Un altro rischio è la necessità di dover stipulare da zero nuovi accordi con l’Europea e i suoi Stati.

Accordi che se non verranno ratificati prima del temuto 29 marzo, potrebbero portare a un momentaneo vuoto legislativo dalla durata e dalle conseguenze imprevedibili.

Secondo molti siti e organi di stampa, il cosiddetto “No deal” potrebbe addirittura portare al blocco del traffico aereo tra UE e Regno Unito.

Uno scenario devastante, in quello che viene definito “Worst Case Scenario” (lo scenario peggiore possibile): le compagnie inglesi potrebbero solo sorvolare il territorio europeo, ma non atterrare, né caricare e scaricare passeggeri.

Si fermerebbero i voli che uniscono le varie città dell’Unione da parte delle compagnie inglesi (questo riguarda in particolare Easyjet, per esempio).

Un black out dei voli dovuto al fatto che le licenze aeree europee non sarebbero più valide, con decadenza automatica: andrebbero stipulati nuovi accordi con singoli paesi.

Questo scenario apocalittico, che ci auguriamo non si verifichi mai, riguarderebbe anche le compagnie americane che si appoggiano ai loro omologhi inglesi.

I giorni del blackout

Se è vero che al momento Londra ha dichiarato unilateralmente che le compagnie europee potranno continuare ad atterrare in Gran Bretagna, gli altri stati europei per ora non si sono sbilanciati.

In un caso del genere, tra l’altro, si verificherebbe un caos totale, anche rispetto ai biglietti aerei già regolarmente acquistati prima della data fatidica, con conseguente corsa ai rimborsi e ulteriori crolli economici delle compagnie.

Chi va spesso nel Regno Unito per lavoro, motivi familiari o piacere, potrebbe trovarsi in una situazione ancora peggiore del previsto: non solo una serie di problemi burocratici molto più spiacevoli tra le frontiere, ma addirittura un isolamento (almeno per un certo periodo di tempo) sul fronte dei trasporti, che non bloccherebbe solo le persone ma anche le merci, sia import che export.

Questi problemi, in un caso limite del genere, non si limiterebbero a coinvolgere gli aerei, ma riguarderebbero ogni mezzo di comunicazione che unisce i due lati della Manica.

Una situazione da film catastrofico che speriamo sia del tutto irrealistica: non conviene a nessuno, siamo certi verrà evitata ma, per la prima volta, in questi giorni, si sta delineando come teoricamente possibile.

Fonti di riferimento e approfondimenti

Globalist

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