Il futuro è qui: la casa intelligente

Google Home, Alexa, Google Mini… prime avanguardie di una rivoluzione ormai in corso, che renderà la nostra casa sempre più interattiva. Nel bene e nel male.

La novità più rilevante nelle case degli italiani attenti alle novità tecnologiche, per il 2018 ha due nomi ben precisi: Google Home e Amazon Alexa.

Si tratta di due versioni concorrenti di un unico, antico concetto: quello del maggiordomo.

Certo, questi accessori, chiamati “home partners”, non sono in grado di prendere il vostro cappotto e il cappello quando entrate in casa (ma chi lo fa, nel XXI secolo?), ma in compenso hanno svariate capacità.

Funzionalità

  • Possiamo salutare l’aggeggio appena entrati in casa, e ricevere risposte personalizzate e cordiali.
  • Possiamo chiedergli informazioni anche complesse e riceverle.
  • Possiamo fargli trovare la nostra canzone preferita e ascoltarla attraverso le sue casse integrate.
  • Possiamo controllare i servizi della nostra casa attraverso di lui. Per esempio aumentare o diminuire il riscaldamento, far partire il televisore, il computer o il lettore dvd.
  • Possiamo conoscere le notizie del giorno. Il meteo, il traffico e i tuoi impegni personali.
  • Possiamo fare in modo che quando dormiamo l’home partner scelga delle sonorità adatte a conciliare il sonno.
  • Possiamo farci ricordare le tristi incombenze quotidiane che tendiamo a rimuovere (dalla lavatrice alle bollette).
  • Possiamo, infine, fare due chiacchiere, che diventeranno sempre più personalizzate via via che l’accessorio impara a distinguere la tua voce, i tuoi modi di dire, i tuoi interessi.

Un partner tutto da scoprire

Per fare questo, naturalmente, il nostro maggiordomo va configurato, connettendolo agli altri device (tablet, computer, smartphone) e al televisore (Google per fare questo usa Chromecast).

Per la musica on line, è necessario connetterlo con Spotify, Play Music o altri analoghi servizi tra quelli previsti.

Qui un link a un articolo del Corriere della Sera che spiega bene come configurarlo.

La versione Google, nella sua variante base (Google Home) e mini (qui il link allo Store) dà la possibilità di insegnare al dispositivo il timbro di voce, in modo da dare risposte diverse a seconda di chi fa la domanda.

Per esempio se gli chiedi “Ok Google, quali sono i miei appuntamenti di oggi?”, non sarà necessario specificare chi sia il componente della famiglia che glielo sta chiedendo: lo saprà da solo… e potrà distinguere fino a sei timbri di voce diversi.

Insomma, questo oggettino dal bel design sobrio e lineare, che passa quasi inosservato, ha molte frecce al suo arco.

Per chi preferisce più privacy, si specifica che è possibile disattivare i microfoni… e questo è un aspetto che trovo un po’ inquietante. Infatti, con i microfoni accesi il Google Home sente tutto quello che dite e lo immagazzina per imparare come personalizzare il suo servizio.

Google o Alexa?

Presente sul mercato fin dal 2016, Google Home da quest’anno è anche in italiano, ed è quindi diventato molto rapidamente la “next big thing” da regalare… specie a Natale!

Per quanto riguarda Alexa, le funzioni sono analoghe: imposta gli allarmi di casa, riproduce musica, audiolibri e streaming, ti mostra foto e filmati, impara elenchi di cose da ricordarti, dialoga con te e ti informa su meteo, traffico, notizie e altro.

Probabilmente l’uso più interessante di questi apparecchi è legato alla domotica, cioè alla scienza che si occupa delle tecnologie in grado di migliorare la vita in casa (dall’unione della parola “robotica” con la parola latina domus, che significa “casa”).

Infatti, la possibilità di gestire vocalmente qualunque tipo di attività casalinga (accendere e spegnere luci e riscaldamento, impostare sveglie e allarmi, accendere e far partire lavatrici, lavastoviglie…) sembra davvero la (parziale) realizzazione del sogno anni ‘70 di una “casa intelligente”, in grado di “lavorare al posto nostro”.

Tante luci, qualche ombra

Un sogno che – in negativo – mi ricorda però una singolare storia di Paperino dei primi anni Ottanta, in cui la casa robotizzata e perfettamente autonoma, a causa di un guasto elettrico, si trasformava in un autentico incubo.

Questo solo per dire che, pur apprezzando e godendo dei sempre più stupefacenti vantaggi dei nostri tempi, sarebbe fondamentale non affidarsi in modo totale e assoluto a qualcosa che può sfuggire di mano.

È il caso, per esempio, di avere le massime garanzie sull’utilizzo dei dati sensibili che questi apparecchi si troveranno a immagazzinare.

Dati tra i più privati in assoluto (conversazioni, gusti, interessi), visto che riguardano la nostra vita nel luogo più intimo che abbiamo, la casa.

La domanda che sta a monte di questa riflessione è: che peso diamo, nel 2019, alla privacy? È qualcosa che ancora interessa a qualcuno oppure è ormai del tutto secondaria rispetto a comodità, agio, sicurezza e socialità?

Detto questo, ben vengano questi piccoli maggiordomi.

Specie se serviranno a ottime cause come, per esempio, rendere più rapida la chiamata dei soccorsi (soprattutto a casa di anziani), monitorare le condizioni fisiche della persona (per esempio integrandosi con gli smart band) e avvisare in caso di problemi, rendere la nostra vita in generale più sicura e confortevole.

Sempre, però, come dicevano i soliti latini, “cum grano salis”.

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