Auto a guida autonoma: tra etica e robotica

Le nostre auto, in futuro, avranno una sorta di “etica” che in caso di incidente permetterà loro di prendere decisioni immediate. Ma quali saranno, e quali criteri seguiranno?

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Il grande scrittore Isaac Asimov ci aveva visto lungo.
Le sue leggi della robotica, pensate per regolamentare un mondo in cui i robot avrebbero convissuto con gli umani, sono quanto mai attuali ora che sembra imminente l’avvento su vasta scala delle “self driving car”, le auto che possono muoversi senza conducente.
La presenza di questo tipo di veicolo ha posto, infatti, una serie non indifferente di questioni, da risolvere per istruire a dovere l’automobile su come comportarsi in caso di scelte difficili.
Il Ministero dei Trasporti tedesco, proprio ispirandosi alle celebri Tre leggi della Robotica di Asimov, ha scagliato la prima pietra: tre leggi di partenza, da cui dovrà discendere l’etica con cui verrà istruita la macchina.
Non stiamo facendo ipotesi fantascientifiche, quando diciamo che l’auto dovrà essere programmata in modo da seguire un’etica ben definita per scegliere, per esempio, come comportarsi in caso d’incidente.

Leggi della robotica e nuove norme

Le famose leggi del più noto tra gli scrittori di fantascienza recitavano:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Le tre “leggi” tedesche, che precederanno una ben più complessa serie di norme, sono le seguenti:

  1. I danni alla proprietà saranno sempre preferibili rispetto al rischio di ferite o danni a persone.
  2. Non ci deve essere una classificazione tra le persone, per esempio di età, sesso, forma fisica, stato di salute.
  3. Se succede qualcosa, il produttore è responsabile.

L’inizio di una lunga strada

Queste tre norme stanno già creando una serie di sotto-questioni pressoché infinite.
È chiaro che tra un guard-rail e il proprio conducente (o un’altra auto) la macchina dovrà essere sempre in grado di scegliere il danno per le cose e non per le persone (legge 1).
Ugualmente chiaro il tentativo di non creare discriminazioni presente nel punto 2, ma questo non risolve del tutto il problema.
Per esempio: se la scelta è tra salvare un bambino o un adulto.
Altra questione, cruciale, si porrà in caso di scelta tra uccidere uno o più pedoni o il proprio conducente.
Immaginiamo che salverà sempre se stessa e il proprio “inquilino” – nessuno la comprerebbe, altrimenti – ma a che prezzo?
Gli esempi potrebbero essere infiniti.

E il guidatore?

Senza parlare della legge numero 3, che prevede giustamente la responsabilità del produttore, ma lascia in sospeso quella del (chiamiamolo ancora così…) guidatore.
Potrà intervenire in qualche modo? Potrà dormire serenamente mentre l’auto lo porta in giro? Sarà correo in caso di incidente?
Insomma, il dibattito è tuttora in corso, e si preannuncia animatissimo… ma c’è poco tempo.
Le auto senza conducente, infatti, vengono già attualmente testate su strada in Europa e in America (vedi per esempio questo articolo de La Repubblica su Waymo, le auto “driveless” di Google) quindi il tema non è qualcosa di astratto a cui pensare in futuro: riguarderà presto tutti noi, e le nostre vite quotidiane.
Fonte di riferimento
In futuro, chissà, ci faremo un sonnellino mentre la nostra auto ci scarrozza in giro per il mondo, per ora dobbiamo stare attenti in prima persona ai rischi della strada.
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