It's in your hands: una riflessione

Qual è il limite della privacy? Tutto dev’essere monitorato, controllato, magari pubblicato… o ci sono delle linee da non superare? La provocazione di Huawei coglie nel segno.

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Il tema della responsabilità, qui a SmanApp, è naturalmente molto sentito.
La nostra “mission”, infatti, è proprio la diminuzione degli incidenti stradali e l’attenzione agli utenti più deboli della strada: ciclisti, runner, disabili, pedoni.
Un risultato che la nostra App cerca di ottenere attraverso la responsabilizzazione e la collaborazione di tutti gli utenti coinvolti.
Ma il tema della responsabilità è complesso e ha a che fare con tante altre questioni.
Per esempio, fino a dove è giusto che si spinga la tecnologia.
Lo sforzo di costruire auto in grado di guidare “da sole”, in grado di fare sempre la scelta migliore per la sicurezza del guidatore, ha provocato un paradosso: se l’auto dovrà scegliere tra, per esempio, investire dei bambini o salvare la vita del suo conducente, cosa deciderà di fare?
Ovviamente la seconda, altrimenti non la comprerebbe più nessuno… ma questo pone altre domande, non banali.
Per esempio, che ruolo e che responsabilità avrà il guidatore in tutto questo?
Altri esempi? La tendenza recente alla vendita di piccoli gadget GPS, braccialetti, ciondoli, portachiavi, che servono a non rischiare di perdere mai di vista i nostri figli, i nostri oggetti, gli animali domestici, eccetera.
Se da un lato l’idea di poter ritrovare rapidamente il nostro cagnolino smarrito è confortevole e davvero utile, dall’altra ci chiediamo che effetto possa fare a un adolescente o preadolescente l’idea di essere in qualche modo sempre sotto l’occhio del genitore, chiuso in un “recinto” virtuale insuperabile.
Simile ragionamento vale per i registri scolastici elettronici collegati direttamente con i cellulari dei genitori (ci sono alcuni esperimenti pilota in tal senso), che dovrebbero segnalare in tempo reale qualunque comportamento (brutto voto, assenza, maleducazione) al genitore.
Noi, che siamo “non nativi digitali”, abbiamo avuto un certo arbitrio nell’obbedire o meno a tutti gli insegnamenti familiari, nel trasgredire o decidere di non farlo.
Un livello di responsabilità personale non delegabile né ai genitori né a un device.
Una mutazione del genere renderà più o meno responsabili le nuove generazioni?
E ancora: tutto dev’essere sempre pubblicato, condiviso, diffuso? L’educazione al mondo social dovrebbe essere una priorità educativa, a questo punto.
Le scuole dovrebbero porsi seriamente il problema di come si usa responsabilmente il telefono, anziché limitarsi a tenerlo “fuori” (ma solo in teoria) dall’aula.
Insegnare ai bambini l’uso consapevole dei device, dei social e di tutta questa marea di informazioni che ci bombardano come un magma indistinto di comunicazione, pubblicità, tam tam degli amici, avvertimenti dei genitori, allarmismi e antiallarmismi.
Una riflessione molto seria la pone un’azienda produttrice di smartphone, Huawei, con una recente pubblicità che, forte dello slogan “It’s in your hands”, suggerisce il tema della responsabilità personale nelle scelte che facciamo rispetto all’uso del cellulare.
Lo vogliamo segnalare, proprio perché lavoriamo con smartphone, mondo social e comunicazione online.
Secondo noi questo piccolo capolavoro visuale è un passo nella giusta direzione, soprattutto perché proviene proprio da chi i cellulari li produce e li commercializza.
Consigliamo di guardarlo: purtroppo per ora lo abbiamo trovato in buona qualità solo nella versione tedesca, ma si capisce benissimo lo stesso.
Dura poco più di un minuto… e vale la pena.

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