Chi perde tempo lavora meglio?

Se il tuo capoufficio ti coglie sul fatto mentre stai chiaramente sognando a occhi aperti, è molto probabile che ti redarguisca severamente. Questo perché la perdita di tempo viene vista, di solito, come un danno alla produttività dell’azienda. Nella visione comune, più ore stai attaccato al computer a lavorare, meglio è.
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La realtà però è molto diversa: non staccare mai, nemmeno per pochi minuti, rende il lavoratore più stanco, ansioso e quindi più portato a sbagliare.
Per quanto un’affermazione del genere sia quasi eretica di questi tempi, dare alla mente la libertà di vagare altrove liberamente per qualche minuto ti renderà un lavoratore migliore. La logica del lavoro senza sosta è talmente radicata da farci sentire in colpa durante i necessari momenti di ozio, che usiamo per fare cose inutili e dannose, quasi per punirci, come vagare a caso per siti web restando appiccicati al computer anche durante le pause.
Al contrario, quando perdiamo tempo dovremmo farlo davvero, con gioia e consapevolezza. Fare una passeggiata (magari calcolando la distanza da percorrere e scegliendo il percorso da fare con SmanApp), girare senza meta in un parco o semplicemente affacciarsi alla finestra senza pensare a niente in particolare.
Perdere tempo è come ricaricare la batteria, liberando spazio prezioso nella mente e rendendoti più efficiente sul lavoro: le idee migliori nascono sempre durante i momenti di relax.
Venerare la produttività e condannare il tempo perso non è solo poco sano, è anche inutile. Se usassimo al meglio il nostro tempo, bilanciando ozio e attività, riusciremmo a fare la stessa quantità di lavoro in meno tempo, migliorandone la qualità e vivendo meglio con noi stessi.


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